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Politica

LEGGE ELETTORALE/ Buttiglione: Berlusconi, facciamo come in Germania

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Innanzitutto credo che i sistemi che funzionano sono quelli flessibili. Quello tedesco, poi, mi convince perché favorisce la formazione di due coalizioni, ma in caso di necessità permette la grande coalizione. Questo rafforzerebbe, tra l’altro, la componente moderata interna agli schieramenti, che quanto si troverebbe a trattare con le ali estreme avrebbe un’arma in più.

La discussione sulla legge elettorale è strettamente legata alla prospettiva politica verso la quale ci stiamo muovendo. Si parla, ad esempio, della nascita di un Ppe italiano.  

Guardi, nessuno è in grado di dire il come e il quando, ma non c’è dubbio che si stia camminando in quella direzione.
C’è chi vuole salvare la vecchia politica e i suoi schemi, ma la realtà è che, anche volendo, non può più salvarsi. Domani non si confronteranno gli stessi protagonisti di ieri, vedremo volti nuovi e credo, anche se nel tempo, una convergenza tra alcune realtà.

Quali?

I movimenti e le associazioni cattoliche che si sono radunate a Todi, chi nel Pdl vuole costruire un centrodestra “normale”, fuori cioè dal mito  berlusconiano e, infine, l’Udc, che da anni predica nel deserto.
Il traguardo è un partito nazionale, laico, di ispirazione cristiana e dentro l’area del Ppe.
Non bisogna però banalizzare, come se bastasse la somma aritmetica dei partiti di oggi. Servirebbe invece una conversione profonda di questi soggetti e, come dicevo, il contributo di nuovi protagonisti.

Cosa intende dire?

Un esempio su tutti, a partire dalle notizie di questi giorni, riguarda il tema del finanziamento ai partiti. Serve una legge per sottoporre i partiti politici a un’autorità esterna che ne regoli la gestione, ancora troppo opaca. Oggi infatti chi controlla i soldi controlla i partiti.
Vede, spesso mi son trovato a discutere con i vescovi, sostenendo che le scuole di politica non servono a niente. Ho sempre pensato che la politica fosse come il nuoto: se non ti butti in acqua non impari a nuotare e se non ti iscrivi a un partito non fai politica.
Un giorno però uno di loro mi ha colto in castagna e mi ha chiesto: “ma se l’acqua è inquinata diciamo ai nostri giovani di buttarsi dentro lo stesso?”.
Dovremmo rifletterci. I canali della partecipazione politica oggi sono ostruiti. Dobbiamo fare tutto il possibile per liberarli.
Di certo però l’Italia non si salverà se non ci sarà una nuova ondata di partecipazione politica, fatta non di proteste sterili, ma di gente che vuole costruire una presenza e cambiare l’Italia.

(Carlo Melato)

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COMMENTI
08/02/2012 - Ci vuole una Presenza Popolare (vincenzo ioculano)

Il professore Buttiglione dice: "Domani non si confronteranno gli stessi protagonisti di ieri,vedremo volti nuovi." I protagonisti di domani, usciranno dai vivai dei partiti di oggi? Non credo. Se ci saranno volti nuovi potranno solo uscire dalle viscere del popolo. Credo che il prof. Buttiglione conosca bene cosa bolle nel suo partito. Ho la tessera e conosco anche io-vivendo in prima persona- come si fa politica all'interno del partito.Ciò per cui vale la pena rischiare oggi nel fare politica è andare oltre la politica.

 
08/02/2012 - Nuotare nell'acqua inquinata senza essere topi... (Giuseppe Crippa)

Se uno vedesse qualcuno che sta affogando in un corso d'acqua inquinato, dovrebbe evitare di buttarsi? Se davvero l'Italia ha bisogno di essere salvata, ben vengano i giovani a dedicare parte del loro tempo libero a collaborare all'elaborazione di soluzioni per una buona gestione della cosa pubblica, a partire dai loro comuni. Prima però rendiamo trasparente e disinteressato il loro impegno riducendo drasticamente – quando non eliminando - stipendi ed indennità. Sarebbe anche un modo per far uscire dall'acqua inquinata coloro che sono usi nuotarci...