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SCENARIO/ Folli: il dialogo Pd-Pdl ha prodotto più articoli che risultati...

Pubblicazione:giovedì 9 febbraio 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 9 febbraio 2012, 8.55

Immagine d'archivio (Imagoeconomica) Immagine d'archivio (Imagoeconomica)

Proseguono gli incontri bilaterali sulla legge elettorale promossi da Silvio Berlusconi. Dopo il comunicato congiunto Pd-Pdl, ieri è stato il turno di quello tra Popolo della Libertà e Terzo Polo. «Restituire ai cittadini la libertà di scegliere i parlamentari, non obbligare i partiti a coalizioni politicamente forzate e a vincoli programmatici», i punti d’incontro messi nero su bianco.
«Che il Porcellum debba essere corretto è evidente a tutti – spiega Stefano Folli a IlSussidiario.net –, non è pensabile infatti che i partiti vadano alle elezioni con la vecchia legge. Detto questo, mi sembra presto per parlare di un vero e proprio accordo, anche se sui giornali noto una certa enfasi».

Le posizioni dei diversi partiti sembrano ancora piuttosto distanti?

Per ora c’è solo una diffusa volontà di cambiamento, da verificare nei fatti. Vedremo se si limiterà a produrre una lieve correzione del Porcellum, sul fronte della possibilità di scelta degli elettori, o se sfocerà in una vera riforma.
Nel primo caso basterebbe qualche piccolo escamotage. Nel secondo invece le cose si farebbero più serie: bisognerebbe innanzitutto stabilire se si vuole un bipolarismo estremo, vicino al bipartitismo, o un riassetto multipolare. E su questo le opinioni dei partiti sono molto diverse. I partiti maggiori puntano a un sistema bipolare, Casini propone un sistema tedesco che riconosca 4 o 5 blocchi.
C’è poi un problema di tempi.

Ci spieghi meglio.

Difficile che si riesca a cambiare la legge elettorale, dopo aver fatto le riforme istituzionali, in questa legislatura. Teniamo presente che a dicembre dovremo considerarla praticamente conclusa, anche perché bisognerà eleggere il nuovo Presidente della Repubblica entro il 15 maggio e il Parlamento dovrà essere pronto a votare intorno al 25 aprile.

Ma, al di là di queste innegabili difficoltà, come va letta secondo lei questa ripresa di iniziativa da parte dell’ex premier?

La sua è stata una mossa dal sapore piuttosto tattico, che lo ha riportato al centro della scena politica e che dovrebbe permettergli di tenere unito il partito ancora per un po’.
La sua linea di sostegno al governo e di ammodernamento del sistema era comunque l’unica immaginabile. L’alternativa, peraltro poco credibile, era quella di fare il Le Pen italiano contro tutti, dal Quirinale all’Europa.
L’apertura di un tavolo con le altre forze, comunque, gli lascia le mani piuttosto libere. In base all’andamento del negoziato potrebbe anche cambiare idea e tirarsi indietro. Non sarebbe la prima volta…

Sono i suoi avversari, quindi, quelli più in difficoltà?


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COMMENTI
09/02/2012 - Parlamento incapace (Giovanni Menegatti)

Tutti i rappresentanti eletti dai partiti in questo Parlamento,hanno rappresentato solo se stessi e i loro interessi. Di tutti questi bisogna diffondere i loro nomi e le loro foto e fare in modo che ogni cittadino possa chiedere a ognuno di loro cosa ha fatto e quanto tempo ha dedicato per fare il bene del paese. Io credo che se sono sinceri la maggior parte del loro tempo lo hanno dedicato a seguire il proprio orticello politico, introducendo leggine dedicate a mantenersi il proprio consenso e far aumentare la spesa pubblica inutile. Il dialogo tra i due partiti maggiori è anche questo finto condizionato da questa fortunosa per noi emergenza, ma non approfittano per fare quelle riforme che tutti dicono di volere (diminuzione dei parlamentari,le funzioni delle camere,riduzione dei costi del parlamento,riforma della giustizia)