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Politica

SCENARIO/ Sansonetti: la legge elettorale? Comunque vada, sarà un "inciucio"

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In Italia, prima del 1991, c’era una bella legge elettorale, che tra l’altro permetteva sette, otto partiti in Parlamento, mentre adesso sono diciassette. Si chiamava proporzionale, non aveva sbarramenti, aveva le preferenze e funzionava benissimo. Sinceramente ancora non mi spiego il perché della sua abolizione, ma senza dubbio con la legge elettorale attuale le legislature cadono e la stabilità non è garantita. Nessuno è riuscito a governare, i partiti sono diventati 17, e non sono state prodotte tutte le cose belle che ci hanno promesso.
Quindi sarebbe buono tornare al vecchio proporzionale, anche se sarei più favorevole prima a un proporzionale in Parlamento, e poi alle elezioni dirette del premier, il quale nomina un governo che dura cinque anni, a prescindere se ha la maggioranza o meno.
Un po’ come avviene negli Stati Uniti d’America, dove non è detto che il Presidente abbia la maggioranza in Parlamento. Questo consentirebbe comunque la governabilità, e al tempo stesso ci sarebbe autonomia parlamentare: tale situazione farebbe però saltare tutti i giochi politici e ristabilirebbe dei criteri democratici, che sono le cose che oggi i partiti non sopportano.

Cosa pensa del governissimo?

Da dieci anni si dice che in Italia c’è il bipolarismo e che senza di questo non si può fare nulla, quindi la soluzione del governissimo appare certamente curiosa. In Italia il governissimo è stato fatto una volta sola, negli anni Settanta con la Democrazia Cristiana e il Pci.
Quella particolare occasione però, oltre a essere un periodo molto discusso della storia italiana, vide enormi battaglie politiche e confronti di idee: si riformò la sanità, il diritto di famiglia e il diritto alla casa, quindi fu una stagione di grandiose riforme politiche e ideali. Adesso invece sembra che si stia pensando di formare il governissimo solo per spartirsi il Consiglio d’amministrazione della Rai, uno scopo certamente meno nobile.

(Claudio Perlini)

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