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TODI 2/ Binetti: quante altre Todi servono per far ripartire la politica?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

A Todi c’era tutto l’associazionismo cattolico, in un dialogo discreto che ha permesso a tutti di esprimere dubbi e perplessità per sottolineare l’urgenza del cambio di passo. L’incontro di Todi ha preceduto di pochi giorni il passaggio dal governo Berlusconi al Governo Monti, un passaggio dalla politica alla tecnocrazia, dalla conflittualità aperta ad una timida ma concreta collaborazione. Da Todi sono venuti tre ministri come contributo positivo ad un nuovo modo di governare il Paese. Quell’incontro è stato, forse suo malgrado, un’occasione formidabile di cambiamento che ha permesso di mettere a nudo problemi veri, per poter procedere alla loro soluzione, attraverso specifiche iniziative di cambiamento. Todi non ha proposto nel suo primo incontro interassociativo modelli definiti sul piano politico; non si è schierata né a destra né a sinistra, non ha lanciato l’opzione per un nuovo partito dei cattolici, ha solo chiesto di andare oltre la nostalgia di un passato come quello che il solo nome della Democrazia cristiana dei primi anni 50 evoca, verso una fedeltà creatrice.

La proposta partita da Todi è tutta centrata nella fedeltà ai valori del quotidiano, agli impegni presi, alla istituzione in cui si lavora; una fedeltà concreta ad un patto leale con le persone con cui si condivide uno stesso percorso. Si è parlato molto del dopo Todi. Qualcuno l’ha fatto con l’entusiasmo ingenuo di chi credeva ormai arrivato un tempo nuovo, con l’antica promessa di cieli nuovi e terre nuove. Altri hanno promosso incontri e convegni per sviscerarne le potenziali implicazioni politiche. Altri ancora hanno recuperato in fretta il ruolo di grilli parlanti, per spiegare perché Todi non aveva funzionato, dal momento che tutto sembra continuare in modo tristemente uguale. Ed ora si avvicina un nuovo appuntamento per Todi: rigorosamente a porte chiude e rigorosamente precluso ai politici. Ma serve una fedeltà creatrice, che non si arrocchi in sterili nostalgie, non si fermi davanti alle difficoltà, non si scoraggi nelle situazioni impreviste. In campo politico Todi “Uno” ha fatto pensare ad una opzione di tipo centrista, con una identità cristiana fortemente definita. Ci si aspettava che nascesse un partito popolare ampio, interclassista, attraversato da una pluralità di sensibilità, aperto a collaborazioni con forze politiche laiche, ma non per questo laiciste, capace di governare le differenze, e perfino i contrasti, facendo riferimento ad un bene che vada oltre gli interessi particolari.

Il vero miracolo italiano degli anni ’50-‘60, quello di cui oggi a cinquanta anni di distanza sentiamo un urgente bisogno, fu proprio l’essere riusciti a scoprire singolari convergenze e concrete possibilità di soluzione. Davanti ad un Paese che usciva dalla drammatica esperienza della guerra mondiale e dai decenni fascisti, che avevano appiattito la tensione morale del Paese, trasformandola in retorica, la Democrazia cristiana riuscì a dare all’Italia una coscienza unitaria. Impegnarsi per ricostruire il Paese era il modo concreto per garantire un avvenire migliore ai cittadini, per permettere loro di avere una casa, di far studiare i figli e sentirsi così più liberi dalla povertà e dall’ignoranza. Erano gli anni della cosiddetta Prima Repubblica, anni in cui la Dottrina sociale della Chiesa contribuì a dare una spinta morale alla Democrazia cristiana, parlando di etica del lavoro, suggerendo nuovi modelli di organizzazione della vita delle fabbriche, delle aziende e delle società di servizi. Mettendo sia pure indirettamente la famiglia al centro delle scelte politiche.


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COMMENTI
09/02/2012 - Todi non decolla! (antonio clemente cavallo)

Todi non decolla! Nonostante le migliori intenzioni degli autori. Nonostante i buoni propositi dei partecipanti! Eppure ci sarebbero le migliori condizioni politiche in questo momento. Un momento caratterizzato dall'incertezza, dalla confusione, dal fallimento delle maggiori opzioni politiche in campo (CS e CD). Manca il coraggio della sfida! Il rischio di mettersi in gioco anche a costo di uscirne sconfitti. Prevale il tatticismo dell'attesa. Meglio attendere le certezze. E nel frattempo si perdono le buone occasioni. L'appuntamento con la storia è rimandato. Chissà fino a quando. Speriamo che l'accelerata non arrivi dopo aver pagato prezzi elevatissimi, come la storia, appunto, insegna!

 
09/02/2012 - Todi e il suo richiamo ai cattolici (paolo paoletti)

Ho apprezzato il suo articolo e mi permetto di evdienziare alcuni aspetti del dopo Todi. Ho fatto esoerienza, chiamato a fare da relatore a due tavoli che richiamavano questa unità dei cattolici rilanciata da Todi, di quale rischio corre il messaggio di Todi. In primo mi sono accorto che le varie esperienze cattoliche che negli hanno hanno generato movimenti straordinari si sono poi ritrovate ad esprimere una certa autorefernzialità dimenticandosi l'origine dalla quale era scaturito il tutto. Questo le ha condotte ad appiattirsi su posizioni politiche e sociali prive di un giudizio profondo su quello che accadeva. Cito ad esempi il caso Eluana anche oggi ripreso dal sussidiario e la questione dei crocifissi. Un secondo aspetto è la perdita di stima reciproca tra le varie associazioni e/o movimenti, stima che dovrebbe vedere l'altro come dono unico ancor prima di giudicarne il comportamento, si è insinuata l'etica come moralismo, per cui quelli non discuto a priori. Cosa fare? Sicuramente quanto il Papa con il suo discorso al parlamento tedesco eil card bagnasco a Todi ci dicono e recuperare quell'unità che ha nella sua roigine comune il vero senso del nostro agire che è Cristo stesso. Mi viene in mente quanto San Benedetto diceva ai suoi monaci che davanti ad una Europa devastata dalla decadenza, sembra oggi, li richiamava a vivere e per Cristo e questo avrebbe cambiato prima loro e poi il mondo intero.