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DECRETO LIBERALIZZAZIONI/ Passa la fiducia al Senato con 237 sì e 33 no

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Come da copione, il governo Monti incassa l’ennesima fiducia. Ieri, dopo l’ok delle commissione Industria, al Senato erano stati presentati la bellezza di 1700 emendamenti al decreto liberalizzazioni. Esaminarli uno per uno avrebbe comportato la paralisi dei lavori, e una discussione che si sarebbe potuta protrarre per settimane, se non mesi. Il che, questo governo, che resterà in carica se tutto va bene sino al 2013 (salvo inedite proroghe), non può permetterselo. E così, ha deciso di tagliare la testa al toro e di porre la questione di fiducia sul provvedimento. Che, l’Aula del Senato ha regolarmente appoggiato, con 237 sì, 33  no e 2 astenuti. Ora la palla passa alla Camera dove non è esclusa una replica di quanto avvenuto a Palazzo Madama. Nel frattempo, esplode la polemica in seno al mondo bancario. Si è dimesso in massa il comitato di presidenza dell’Abi, l’Associazione delle banche italiane, che ha rimesso il proprio mandato nelle mani del comitato esecutivo. L’organismo ha propenso per tale clamorosa iniziativa per protestare conto la norma che elimina le commissioni sugli affidamenti. Il presidente dell’associazione, Guseppe Mussari, ha spiegato che la decisione ha rappresentato la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Durante una conferenza stampa si è detto convinto del fatto che si tratti dell’ennesimo attacco ad un certo modo di fare banca. «Non possiamo accettare – ha dichiarato - l'imposizione di prezzi amministrati o norme che impediscano di fare servizi». Secondo Mussari la decisione del governo danneggerebbe il sistema creditizio italiano e, con esso, tutto il Paese. «Saremo costretti – ha paventato - a rivedere complessivamente tutta la nostra politica creditizia e temiamo che allontanerà gli impieghi di tutte le banche straniere in Italia». Il provvedimento, in particolare, rappresenterebbe, secondo Mussari, un’azione sanzionatoria benché non sia stato individuato alcun atteggiamento meritevole di sanzione. Dal canto suo, il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, a chi gli chiedeva se intende rivedere la norma, si è limitato a rispondere che è una decisione che spetterà al premier Mario Monti.

 


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