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SCENARIO/ Macaluso: il cortocircuito di Bersani riapre i giochi a sinistra (e al centro)

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Casini e Bersani (Imagoeconomica)  Casini e Bersani (Imagoeconomica)

«È difficile fare il Pd» ha ammesso ieri sera Rosy Bindi. «Sono in troppi ad avere nostalgia. Adesso c'è qualcuno che vuol rifare la socialdemocrazia, ma lo dico chiaro e tondo: ragazzi, non andate da nessuna parte…».
Lo scontro tra Veltroni e Vendola, con l’ex segretario a improvvisare nei giorni scorsi una conferenza stampa per chiedere le scuse del leader di Sel, che lo aveva definito “di destra”, non era solo un episodio. Le parole della presidente dell’Assemblea del Partito Democratico lo confermano. La battaglia tra socialdemocratici e riformisti, moderati e bleariani andrà avanti a lungo.   
«Passa il tempo, ma siamo sempre allo stesso punto – dice il direttore de Il Riformista, Emanuele Macaluso a IlSussidiario.net –. Il Pd, nato da una fusione a freddo tra due partiti, non ha una base politico-culturale comune. L’“amalgama non è riuscita”, disse lo stesso Massimo D’Alema. L’unione della Margherita, che si originava dalla Dc, e dei Ds, che discendevano dal Pci, non ha dato vita a un vero e proprio partito, ma a un cartello elettorale. Sempre meglio del Popolo della Libertà, dove c’è dentro di tutto, sia ben chiaro. Ma il risultato finale non è comunque soddisfacente».

Direttore, quali sono secondo lei i nodi più importanti da sciogliere per il principale partito del centrosinistra?

Sono molteplici, a cominciare dal dopo Monti. Quale alleanza costruire: con il centro o con il Sel? Qualcun altro poi pensa alla foto di Vasto, anche se personalmente resto convinto del fatto che il partito di Di Pietro, non sia una forza di sinistra, ma un imbroglio politico, guidato da un leader carismatico di destra.
Dopodiché bisognerebbe tenere d’occhio la dimensione europea. E anche a questo proposito c’è chi vuole intensificare i rapporti con i socialisti e i socialdemocratici e chi si oppone. Non a caso l’Europa, che è pur sempre un giornale del Pd, ha criticato il fatto che Bersani sia andato a incontrare sia François Hollande che i socialdemocratici tedeschi per immaginare una conferenza comune.

Si rischia una situazione di stallo secondo lei?

Diciamo che esiste una lunga lista di questioni aperte che questo partito dimostra di non poter risolvere: dalle alleanze a temi come la bioetica, fino all’identità politica. Non basta dire che il dna del Pd non è più un problema. Quando si affrontano i vari temi si resta sempre a metà del guado.

C’è chi ha notato però un inasprimento dei toni nell’ultimo periodo, come se la componente moderata iniziasse a essere caldamente invitata a trovare altri lidi.



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