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SCENARIO/ 2. Il nuovo "partito" di sinistra che vuol far le scarpe a Monti

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Romano Prodi e Mario Monti (Infophoto)  Romano Prodi e Mario Monti (Infophoto)

Anche un altro padre nobile del centrosinistra, Romano Prodi, borbotta non poco per il riflesso europeo dell’azione di Monti, al pari del banchiere Giovanni Bazoli che ai suoi interlocutori da giorni va dicendo: questo governo non mi convince. D’altronde i prodiani come Arturo Parisi hanno vissuto con scarso entusiasmo un approdo parlamentare come la maggioranza tripartita che segna un passo indietro rispetto al bipolarismo rappresentato dall’Ulivo di Prodi.

Anche ieri, nel consueto editoriale domenicale su Il Messaggero, Prodi indicava la necessità di una politica industriale da parte dell’esecutivo. Un rimbrotto implicito anche per il mai citato ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera. Chi invece non ha esitato a menzionare Passera, per stimmatizzarlo apertamente e a tratti in maniera maramaldesca, è stato Carlo De Benedetti, patron del gruppo l’Espresso. Nel corso dell’ultima puntata di Servizio Pubblico, la trasmissione tv di Michele Santoro, De Benedetti ha usato toni e argomenti critici tali da superare il commento più aspro del quotidiano la Repubblica: “Il rigore l’abbiamo visto, dell’equità sarebbe il momento di parlarne, mentre sul piano dello sviluppo non ho visto neppure il barlume di un’idea”, ha detto De Benedetti.

E se infine si considera che il giurista Gustavo Zagrebelsky, presidente onorario di Libertà e Giustizia, raccoglie firme in questi giorni su un manifesto che accusa l’ex presidente della Bocconi di essere un epifenomeno antiparlamentarista, il quadro forse è più chiaro del refrain secondo cui il Pdl è l’ostacolo principale del governo Monti.

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