BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

SENTENZA DELL'UTRI/ Quell'uso scorretto (e parziale) di Giovanni Falcone

Immagine d'archivio (Fotolia)Immagine d'archivio (Fotolia)

C'è qualcuno tra i giustizialisti che si stracciano le vesti davanti alla sentenza Dell'Utri della Cassazione, che rimpiange e rivendica quelle parole pronunciate da Falcone davanti al Consiglio Superiore della Magistratura per difendersi? C'è qualcuno che rimpiange Giovanni Falcone, contestato in una trasmissione di “Santoro e la sua band” per i dubbi ripetuti sul cosiddetto “terzo livello”? Oppure rimpiange il magistrato che si dichiara apertamente per la separazione delle carriere? O ancora c'è qualcuno che rimpiange Giovanni Falcone che dirige la Sezione Affari penali del Guardasigilli, Claudio Martelli? E il Falcone che propone la Superprocura antimafia scatenando ire furenti tra i suoi ex colleghi? Qui siamo davanti non solo a una schizofrenia del giudizio, ma a una schizofrenia del ricordo.

E intanto non si discute sui tempi biblici di questi processi: 14 anni per Calogero Mannino, una telenovela con ripetute puntate per Giulio Andreotti, “solo” 16 anni, per adesso, nei confronti di Marcello Dell'Utri. Dato che siamo in un periodo di allineamento “forzato” all'Europa, perché non prendiamo esempio proprio dai Paesi europei sull'organizzazione del sistema giudiziario, sul ruolo del pubblico accusatore, sui tempi della giustizia? Magari qualcuno incomincia a rivedere giudizi e ricordi che sembrano sempre appannati o tirati in ballo per convenienza di parte. Non diciamo per convenienza politica perchè quella è una cosa seria.

(Gianluigi Da Rold)

© Riproduzione Riservata.