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J'ACCUSE/ 2. Sansonetti: l'unica separazione di carriera da fare è tra Pm e giornalisti

Pubblicazione:martedì 13 marzo 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 13 marzo 2012, 19.23

Marcello Dell'Utri (Infophoto) Marcello Dell'Utri (Infophoto)

Piero Sansonetti non è solo un bravo giornalista con la testa libera e autonoma, è anche figlio di una grande scuola di sinistra, che oggi guarda disarmato sia le acrobazie di questa sinistra politica, sia le contorsioni di una parte della magistratura e del codazzo dei giornalisti collaterali che alla fine provocano solo paradossi e raccattano sconfitte. Nell'articolo sul suo giornale Gli Altri, sigla un “pezzo” dal titolo impietoso: “Sentenza Dell'Utri. Con pm e giornalisti così, vince la mafia”. Il taglio dell'articolo ricorda, per certi versi, le paradossali tesi di Leonardo Sciascia a proposito dell'antimafia militante.

Sansonetti, questo articolo le è venuto di getto, con rabbia e con ironia. Complimenti. Ma ritornando alla sentenza della Cassazione su Marcello Dell'Utri, lei che cosa pensa, che sia una sconfitta di portata storica?

Non c'è dubbio, questa è veramente una sconfitta di portata storica. Così come è stata una sconfitta storica il processo alla cosidetta cupola della n'drangheta calabrese, forse la più pericolosa delle organizzazioni criminali in questo momento. Sono riusciti a condannare il capo a 10 anni, senza riuscire ad addebitargli un reato di sangue. Non sono capaci di trovare delle prove, è inconcepibile.

Ma da che cosa dipende questa sconfitta dei magistrati nel caso Dell'Utri? Da faziosita? Da incapacità?

Ormai fanno le indagini probabilmente solo sulle intercettazioni, magari facendo fare dei tour televisivi a qualche pentito. Ma evidentemente non sono capaci di trovare prove di colpevolezza, con le quali, in uno stato di diritto, si fanmno i processi e si arriva alla condanna. Qui siamo a un tam-tam mediatico incessante, a un flusso di si dice e di ipotesi che passano tra i magistrati e i giornalisti che gli stanno intorno. La più bella battuta sulle separazione delle carriere, in questi anni, è la seguente: l'unica separazione delle carriere che si deve fare è quella tra i magistrati e i giornalisti.

In più i tempi biblici di tutti questi processi che spesso si concludono con assoluzioni e con un danno per l'accusato che diventa intollerabile.

Questo sancisce la scomparsa di uno stato di diritto. Io non so se Marcello Dell'Utri sia colluso o meno con la mafia. Il fatto è che per anni è stato esposto ad accuse di ogni tipo. E quell'esposizione ne ha già fatto un condannato. È di fatto un condannato. Però senza prove. Questa è una situazione inaccettabile e intollerabile in uno stato di diritto.

Dalla sentenza della Corte di Cassazione esce anche una valutazione controversa del reato associativo, quello del concorso esterno in associazione mafiosa. 


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