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SCENARIO/ Polito: esteri, Rai e giustizia, non è roba da tecnici

Pubblicazione:mercoledì 14 marzo 2012 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 14 marzo 2012, 9.01

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La politica estera ieri è tornata prepotentemente in primo piano. Il ministro Giulio Terzi ha riferito in Senato sul fallito blitz inglese che è costato la vita a Franco Lamolinara e sui marò, ancora detenuti in India, mentre il presidente del Consiglio, Mario Monti, accoglieva il cancelliere Angela Merkel, in visita a Palazzo Chigi. «Paradossalmente la politica europea non è più da considerarsi politica internazionale – spiega Antonio Polito a IlSussidiario.net –. Di fatto è politica interna e ha un rapporto diretto e immediato con l’economia e con la finanza. In questo campo, bisogna ammetterlo, siamo messi bene, anzi, forse abbiamo ottenuto anche più di quanto abbiamo fatto. Se invece parliamo di politica internazionale vera e propria, il bilancio del governo non può essere altrettanto positivo».

L’“asse anti-crisi” tra Italia e Germania continua comunque a essere solido?

Direi di sì, sul piano della credibilità abbiamo raggiunto grandi risultati, anche se lo stesso Monti ha incontrato parecchie resistenze sugli eurobond e sul Fondo salva Stati, proprio da parte tedesca. Ad ogni modo per la Merkel rappresentiamo ancora un ottimo alibi quando deve chiedere dei sacrifici ai suoi concittadini in nome dell’Europa. Se non continuassimo a dimostrare questo impegno sulla strada delle riforme per lei sarebbe tutto più difficile.

Fuori dal contesto europeo invece dimostriamo una certa debolezza?

Diciamo che laddove i rapporti tra stati sovrani non sono legati da una comune appartenenza e, soprattutto, sono guidati dallo scorrere degli eventi più che dalla programmazione dei vertici emergono tutti i nostri limiti.
D’altra parte, fino a quando si parla di riforme economiche un governo non eletto è destinato a fare meglio di un esecutivo che ha il timore di perdere le elezioni. Quando invece contano i rapporti di forza tra stati, i governi politici si mostrano più determinati. Nella vicenda dei marò o nell’uccisione dell’ostaggio italiano in Nigeria lo si è visto: i professori hanno tenuto un profilo troppo basso.  

Ma, alla luce di queste criticità, qual è lo stato di salute della maggioranza politica che sostiene il governo? Tra Alfano e Bersani il livello di scontro continua a salire.  

Non è dei migliori e tenderà a peggiorare almeno fino al voto di maggio. D’altra parte, i due principali partiti stanno tentando di mostrarsi forti, sicuri di se e alternativi l’uno all’altro per poter attrarre voti. Non solo, man mano che calerà la paura dello spread i partiti ricominceranno a litigare su ciò che gli interessa di più. Emerge poi sempre più chiaramente un dato che all’inizio si poteva solo intuire.

Quale? 


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