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SCENARIO/ Chi vuol dare l’ultima spallata a Monti?

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Silvio Berlusconi alla Camera (Infophoto)  Silvio Berlusconi alla Camera (Infophoto)

Sul piano interno nei paesi dell’euro è stridente la contraddizione tra “patti di stabilità” e Stato sociale. Corruzione ed evasione fiscale vanno certo perseguite, ma l’indebitamento è frutto di case, scuole, ospedali, cassa integrazione, trasporti pubblici, infrastrutture, finanza locale e ricerca. Sono cioè a rischio coesione sociale e competitività. Nella situazione in cui siamo – sostengono i “montiani” del Pdl e del Pd – la risposta deve essere europea se si vuol evitare un degrado, non solo demografico, del ruolo europeo sulla scena mondiale rassegnandoci al duopolio Washington-Pechino.

È in questo senso che va considerato con attenzione l’appello bipartisan pubblicato contemporaneamente dal Corriere della Sera e da Die Welt firmato da esponenti del centro-sinistra e del centro-destra come Romano Prodi, Franco Frattini e Giuliano Amato insieme a personalità tedesche vicine ad Angela Merkel. In esso si caldeggia un passo avanti nell’integrazione europea unificando non solo difesa della moneta, ma mettendo insieme politica fiscale, esteri, difesa e ricerca.

Maggiore integrazione significa minore conflittualità. Se si deve organizzare una risposta europea occorre imboccare come “uscita di sicurezza” una collaborazione di stampo europeo. Ciò non significa “deficit di democrazia” e subalternità a “vincoli esterni”, ma un passo avanti dei partiti e maggior democrazia nel tutelare la comunità. In che senso? La verità è che siamo di fronte al coincidere di una stagione di sacrifici con una stagione di tre anni di pesanti campagne elettorali: nel 2013 le politiche, nel 2014 vota tutta l’Europa con una drammaticità inedita e poi nel 2015 votazioni amministrative e di particolare rilievo le Regionali in Italia. Una stagione di sacrifici e di elezioni che non possono essere gestite rincorrendo estremismi e corporativismi. Occorre che le principali “anime” dell’Unione europea e dei paesi dell’euro siano i due piatti di una stessa bilancia.

Non possiamo permetterci la bilancia di un piatto solo, la falsa bilancia su cui Brenno lanciava la spada al motto “Guai ai vinti”. Quale immediato futuro ci aspetta? Tre anni di campagne elettorali al motto: chi vota per me la scampa, chi vota contro di me la paga?

Siamo in una situazione in cui occorre adottare un “modello europeo” di convergenza tra laburisti e conservatori britannici, gollisti e socialisti francesi, socialdemocratici e democristiani tedeschi. Si lotta e si vota, un piatto peserà più dell’altro, ma – senza rinunciare a identità e competizione – nessuno può non tener conto dell’altro. Minor democrazia? Probabilmente è il modo più democratico per affrontare e ripartire i sacrifici come si è sempre fatto in Europa nei momenti di ricostruzione nazionale.

Ma questa strada di convergenza sia pur tra identità ben distinte, va intrapresa anche prima della scadenza elettorale del 2013. Un'occasione può essere la riflessione generalmente autocritica che comporterà il risultato delle elezioni del 6 maggio. La collaborazione tra le principali “anime” della politica europea non significa “governo dei tecnici” e spoliticizzazione. L’esecutivo Monti ben difficilmente regge il ruolo di mero governo dell’economia. Il fatto di aver assegnato i ministeri che, fino all’ultimo momento, si pensava di affidare a Giuliano Amato e a Gianni Letta a un ambasciatore e a un militare è stata una imprudenza.


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COMMENTI
15/03/2012 - direzioni opposte del federalismo (francesco taddei)

credo che un rafforzamento delle istituzioni europee se passa per una maggiore collegialità in alcune materie (prezzo e controparte alla perdita di sovranità), dovrà per forza delegare alcune pratiche e competenze verso il basso, come i partiti europei indipendentisti richiedono. il fatto che questi partiti siano "poco sexy" non toglie merito alle questioni da loro proposte e da noi fino ad ora snobbate.