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SCENARIO/ Chi vuol dare l’ultima spallata a Monti?

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Silvio Berlusconi alla Camera (Infophoto)  Silvio Berlusconi alla Camera (Infophoto)

Sono gli ultimi giorni per tentare le elezioni anticipate nel 2012 e gli antimontiani sono in fibrillazione a destra e a sinistra.
Sulla destra si tratta soprattutto dei “nuovisti” e cioè di coloro che al motto “meno siamo meglio è” sostengono il ritorno allo “spirito del ’94” e sono convinti che – finalmente – senza ex Dc ed ex Psi, ma nel solco delle radici più coerentemente anti-Prima Repubblica e cioè  della destra liberale e missina, sia a portata di mano lo sfondamento elettorale.

Ma è una destabilizzazione dal fiato corto in quanto è evidente che l’esito elettorale – tra sfaldamento della maggioranza di governo e perdita di carisma – non si preannuncia positivo. Berlusconi infatti preferisce guadagnare tempo e cogliendo a volo l’insofferenza per il suo presenzialismo contestatogli dai vertici del Pdl, si è volentieri defilato dalla campagna elettorale scaricandone l’esito presumibilmente non esaltante sulle spalle di Alfano.

Più vistosa è invece la contestazione di Monti da parte della sinistra. La ragione è evidente: caduto Berlusconi si aspettavano l’Armata Rossa e invece sono arrivati gli anglo-americani. Nell'intellettualità di sinistra è tutto un vociare di “Resistenza tradita” e “continuità dello Stato”. Bersani, accusato di aver fatto con l’appoggio a Monti (appoggiato da Berlusconi) una sorta di “svolta di Salerno”, promette che la “rivoluzione” è solo rinviata. È il famoso “ritorno della politica” che nel 2013 farebbe uscire di scena Monti (e Napolitano) di cui parlano con molta sicumera sia D’Alema sia De Benedetti.

È così che il “ritorno della politica” viene caldeggiato con la denuncia di un “deficit di democrazia” che si starebbe consumando con il “governo tecnico” e il “vincolo esterno” (e cioè la sovrintendenza degli organismi comunitari dell’Unione Europea).
Il punto debole di questa alternativa di sinistra è la mancanza di una lettura politica della crisi. Si ha l’impressione che per “la fotografia di Vasto” (Pd-Sel-Idv) la crisi sia un “virus” da aspettare che passi, subendo Monti – “medico di famiglia”, stando a letto con la borsa del ghiaccio in testa e il termometro in bocca ancora per qualche settimana.

E invece crescono i “montiani” sia nel Pd sia nel Pdl in quanto, in entrambi gli schieramenti, c’è chi si preoccupa di una lettura più seria della crisi che riguarda l’Italia e che va affrontata non ritornando al già fallito bipolarismo che ha messo il maggioritario in balìa delle componenti più estremistiche della destra e della sinistra.
La crisi non è un virus, ma la conseguenza di un attacco esterno e di una frana interna all’Europa. Sul fronte esterno c’è da un lato quel che l’ex cancelliere Helmut Schmidt ha definito un attacco proditorio di alcune migliaia di speculatori e agenzie di rating che tengono in ostaggio paesi europei e dall’altro una competitività aggressiva di paesi “emergenti” che sfruttano il fatto che non possiamo certo far lavorare gli italiani come i cinesi fanno lavorare i cinesi con alle spalle non quarant’anni di articolo 18, ma quarant’anni di sfruttamento comunista.



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COMMENTI
15/03/2012 - direzioni opposte del federalismo (francesco taddei)

credo che un rafforzamento delle istituzioni europee se passa per una maggiore collegialità in alcune materie (prezzo e controparte alla perdita di sovranità), dovrà per forza delegare alcune pratiche e competenze verso il basso, come i partiti europei indipendentisti richiedono. il fatto che questi partiti siano "poco sexy" non toglie merito alle questioni da loro proposte e da noi fino ad ora snobbate.