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MANOVRE/ La Grande Coalizione pronta a governare l’Italia dopo le elezioni

Angelino Alfano e Pier Luigi Bersani (Infophoto) Angelino Alfano e Pier Luigi Bersani (Infophoto)

Ma la condivisione della riforma del lavoro, oltre a quella sulle pensioni, oltre le liberalizzazioni, oltre la manovra economica per consolidare i conti pubblici, oltre la prossima delega fiscale, segna di fatto un punto di non ritorno per la maggioranza tripartita: davanti ai cittadini, come si potrà giustificare durante una campagna elettorale la critica a uno solo di questi provvedimenti da parte di Pdl, Pd e Terzo Polo? Insomma, questi mesi del governo Monti hanno fatto nascere - che piaccia o meno, che si auspichi o no - una Grande Coalizione di fatto.

Certo, i due maggiori partiti (Pdl e Pd) si richiamano pur sempre al bipolarismo e a visioni opposte, ma l’appoggio del governo, il consolidarsi di movimenti tendenzialmente populisti a destra (Lega smarcata dal Pdl) e a sinistra (con la galassia dipiestrista-vendoliana che trova solide sintonie su finanza pubblica ed economia), e il progetto di legge elettorale degli ipermontiani della maggioranza che sarà ufficializzato domani (un misto di modello spagnolo e tedesco che accantona di fatto il bipolarismo e le solide alleanze pre-elezioni), indica per Alfano, Bersani e Casini un’alternativa: non escludere di governare di nuovo dopo le prossime elezioni politiche, per fronteggiare forze populiste arrembanti che grazie alla crisi posso trovare nuovi e crescenti consensi; oppure, anche per attirare nuovi o vecchi consensi, lanciarsi in una rincorsa, dopo rigore, austerità, liberalizzazioni e riforme impopolari, a colpi di proposte lassiste sulla finanza pubblica, di proposte socialisteggianti sul terreno economico sconfessando in parte o in toto le liberalizzazioni, e di proposte statuali per riattivare una domanda di investimenti pubblici e privati che possa invertire la rotta della recessione.

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