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SCENARIO/ 2. Il carnevale di Berlusconi e la quaresima di Monti

Mario Monti (Infophoto) Mario Monti (Infophoto)

E se il premier tecnico non ha un elettorato di riferimento, la base sociale in nome della quale Monti giura di battersi per il cambiamento è la parte dei più deboli, degli esclusi e soprattutto dei giovani. La stessa a cui il presidente Napolitano, padre morale dell’esecutivo, spera “non venga lasciato il debito in eredità”.
È questa la voce da ascoltare quando il governo si siede al tavolo per discutere di riforme: “una parte non seduta a quel tavolo che è quella dei giovani, compresi quelli che non sono ancora nati” (Mario Monti, discorso a Piazza Affari, Milano, 20 febbraio 2012).
Proprio verso i giovani, si rivela meglio l’attitudine  pedagogica e quasi “rieducativa” di Monti: “La nostra è una riforma della mente, non del mercato del lavoro. Quasi tutte le operazioni che stiamo cercando di fare sono creazioni di consapevolezza… diciamolo: che monotonia il posto fisso tutta la vita!” (Mario Monti, intervista a Matrix, 1 febbraio 2012).

Certo la terapia shock del governo può a volte essere dolorosa: ne sa qualcosa Elsa Fornero. Le lacrime del ministro sono state un vero segno dei tempi: è giunta per noi la stagione del pianto, l’etica del godimento lascia il posto all’etica della penitenza. Se il “Martedì grasso” del Cavaliere blandiva spesso i nostri desideri proibiti, sussurrandoci “io posso” e dunque “potete anche voi”, la “Quaresima dei tecnici” vorrebbe “riformare il nostro ciclo di vita” (Fornero dixit) nel segno della colpa per i debiti contratti. Siamo tutti indebitati e perciò tutti meritevoli di atti di contrizione dolorosa su noi stessi. Ma non sarà per caso che su Roma sono calati i teologi ginevrini?

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