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GOVERNO VS. CGIL/ Sacconi: Monti, il ddl ordinario è una presa in giro

Maurizio Sacconi (Infophoto) Maurizio Sacconi (Infophoto)

Le nuove regole sul lavoro possono appunto stimolare la volontà di molti imprenditori di cogliere nuove opportunità e di farlo anche in termini di maggiore occupazione.

 

Il governo sostiene a tal proposito che una maggior flessibilità in uscita risponda all’obiettivo di incentivare le aziende nella creazione di nuovi posti di lavoro.

 

Si, anche quando parliamo di licenziamenti, l’obiettivo vero è aumentare la propensione ad assumere, garantire certezze al datore di lavoro nell’ipotesi di rottura delle ragioni di un rapporto di lavoro, in modo tale che il datore di lavoro sia incoraggiato ad assumere, non abbia paura del fattore di lavoro come ricorrentemente è accaduto nel Paese col più grande partito comunista dell’Occidente. Non è un caso che ci sia stato sempre, cronicamente, in tutto il secondo dopoguerra, un forte rattrappimento del fattore lavoro, un basso coefficiente di occupazione in rapporto alla crescita economica.
 

 

Le precedenti riforme hanno appunto cercato di intervenire su queste rigidità…


Solo grazie alla legge Treu e alla legge Biagi, che sono le riforme che hanno liberato e ridotto queste rigidità, si è avuta un’impennata dei posti di lavoro. Si pensi che solo dalla legge Biagi (2003) alla crisi sono stati 1,6 milioni i nuovi posti di lavoro, e con la legge Treu (1997) sono stati 1 milione. In buona sostanza, le due leggi nel segno di Marco Biagi che si caratterizzano per l’attenuazione delle rigidità, hanno prodotto 2,6 milioni di posti di lavoro, in larga parte a tempo indeterminato.

 

In questo confronto con le parti sociali, il governo ha fatto tutto quello che poteva fare soprattutto nei confronti della Cgil?


Secondo me ha fatto anche fin troppo. Alcune concessioni alle tesi della Cgil avrebbero dovuto perlomeno essere accompagnate dal consenso della Cgil. Ci sono alcune concessioni a loro tesi esclusive. Per come io conosco Cisl e Uil, molte delle rigidità in entrata del rapporto di lavoro non sono mai state da loro condivise, mentre erano richiesta esclusiva della Cgil.

 

Qualche mese fa lei ha richiamato l’attenzione al pericolo del terrorismo. Come vede oggi questa rottura?

 

La dialettica e la diversità di opinioni sono il sale della democrazia. L’importante è non riprodurre un linguaggio aggressivo che in passato c’è stato, rispettare sempre le tesi dell’altro e sapere che ciascuno vuole il bene comune quando presenta le proprie proposte. In passato ci sono stati linguaggi e comportamenti che non hanno favorito un clima sereno nella politica. Io mi auguro, però, ora più di tutto, che questa riforma sia vera, nel senso che sia effettivamente funzionale alla propensione ad intraprendere. Se mantiene nel sistema datoriale la convinzione che addirittura si aggiungono o si lasciano modalità che spaventano l’accensione del nuovo rapporto di lavoro, non abbiamo raggiunto il nostro scopo.

 

Ieri con l'Onorevole Roberto Maroni ha scritto una lettera aperta al direttore del Corriere della Sera: la buona politica che auspicate, in quale misura è presente nel nostro Paese?


COMMENTI
24/03/2012 - Qualche domandina al sig. Giustizia Popolare (Alessandro Costa)

Ma secondo lei il mercato "inesorabilmente mobile" è creatura di Sacconi e di chi fa le leggi per regolamentarlo?... Il dramma di un 50enne senza lavoro è imputabile a chi si occupa di regolare il mercato?

 
23/03/2012 - Qualche domandina a Sacconi (Mariano Belli)

Non ho ancora capito come potrà sopravvivere un ultra50enne in un mercato del lavoro "inesorabilmente mobile", dato che la famosa "flexsecurity in stile danese" erano solo chiacchiere, dato che al territorio sono state tolte risorse vitali, dato che formazione zero, dato che non li vuole nessuno. Queste persone, e le relative famiglie, non hanno diritto a vivere? Dove sono finiti i valori cristiani con cui vi sciacquate la bocca quando si tratta di cercare voti?