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DDL LAVORO/ 1. L'esperto: col disegno di legge la riforma può essere stravolta

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Giorgio Napolitano (Infophoto)  Giorgio Napolitano (Infophoto)

Vede, la mancanza di una vera intesa tra tutti i soggetti interessati (forze politiche e sindacali) avrebbe esposto il Governo – e lo stesso Capo dello Stato – ad assumere una notevolissima responsabilità politica, senza avere una qualche certezza sulla successiva conversione da parte delle Assemblee parlamentari. Per di più, in un caso come questo sarebbe stato davvero impensabile ricorrere alla questione di fiducia.   

E perché non passare attraverso una legge-delega?

Questa ipotesi implica invece una sorta di rinvio temporale in ordine alla precisa determinazione della normativa. Infatti, con la legge di delegazione il Governo viene autorizzato ad adottare, entro un certo termine (che di solito è di qualche mese, se non di un anno o più), uno o più decreti legislativi – cioè atti che hanno la stessa forza della legge – su una determinata materia e all’interno di un predeterminato quadro di “principi e criteri direttivi” indicati nella stessa legge di delega. Questi ultimi, per quanto trattasi di una prassi deprecabile, possono essere anche definiti in modo assai generico. Tutto ciò implica che la delegazione si traduce nel posticipare ad un momento successivo la determinazione del contenuto prescrittivo, e soprattutto nell’attribuire tale potere normativo al Governo, sottraendo al Parlamento la corrispondente funzione legislativa, che viceversa normalmente spetta a quest’ultimo. Ciò potrebbe però comportare anche il rinvio sine diedel provvedimento finale.

Veniamo quindi al disegno di legge ordinario.

L’esecutivo in questo caso rimette al Parlamento la piena valutazione delle scelte inizialmente compiute dal Governo. In tal caso, la forza innovativa dell’atto governativo sarebbe per lo più simbolica. Essa forse potrebbe soddisfare qualche disattento osservatore internazionale, ma, come abbiamo visto in non pochi frangenti, i cosiddetti “mercati” hanno dimostrato di conoscere il nostro diritto costituzionale (e anche le relative prassi più o meno distorsive) meglio dell’opinione pubblica nazionale. 

Se questa scelta rappresenta quindi la strada maestra, quanto è alto però il rischio di un “vietnam parlamentare”, annunciato ad esempio dal leader dell’Idv, Antonio Di Pietro.

La scelta del disegno di legge di delegazione, così come quella dell’ordinario disegno di legge di iniziativa governativa, implicano la volontà di collocare la riforma del mercato del lavoro all’interno della normale agenda parlamentare. Dunque, si tratterà di avviare gli ordinari procedimenti di esame e di approvazione, procedimenti che di norma sono assai lunghi e defatiganti, e rispetto ai quali il Governo non dispone attualmente di strumenti regolamentari che possono consentire di accelerare in modo decisivo i lavori parlamentari. Spetterà sostanzialmente alle forze politiche che esprimono la maggioranza nel Parlamento, stabilire la tempistica del provvedimento. 
Insomma, è possibile prevedere che su un tema così delicato, considerate le divisioni all’interno della maggioranza e tenuto conto degli attuali regolamenti parlamentari, se un gruppo di una qualche consistenza – politica e quantitiva – si oppone con decisione, al Governo restano ben poche armi per difendere il proprio progetto legislativo.  



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