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VIAGGIO IN CINA/ Monti, impariamo dal flop di Prodi

Pubblicazione:lunedì 26 marzo 2012

Mario Monti (Infophoto) Mario Monti (Infophoto)

L’avvertimento del governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, e del segretario al Tesoro, Timoty Geitner, secondo cui il “toro non è stato per le corna” riflette un timore molto presente anche qui. 
Per quanto riguarda l’Italia è noto infatti che sono state aumentate le tasse, ma anche che la crescita sarà negativa. In Cina negli ultimi trent’anni l’economia è stata aperta con grande determinazione e si aspettano che anche noi facciamo lo stesso, attraverso significative liberalizzazioni che svincolino l’economia italiana da lacci e lacciuoli. Non solo, il nostro sistema di assistenza sociale è considerato insostenibile e la Cina vorrebbe sapere quando decideremo di cambiarlo.

In Italia si dice che l’asso nella manica che Monti può giocare sul tavolo internazionale è la modifica dell’articolo 18. È davvero così?

Di questo sulla stampa cinese non se n’è parlato. Credo che sia un passo nella direzione giusta, ma niente di più. L’unico asso che si può giocare in questa partita è una nuova politica sulla Cina.
Il tentativo ammirabile e lungimirante di Prodi, di coinvolgerla nella infrastrutture italiane, si è concluso in un nulla di fatto. Oggi Mario Monti ha la possibilità di scrivere una nuova pagina, anche perché l’interesse verso di noi è molto alto. Se l’Italia infatti dovesse cadere nel baratro anche l’Europa e l’equilibrio economico mondiale sarebbero a rischio. 

E che risultato potrà ottenere secondo lei?

La Cina gli porrà, in modo garbato, una serie di precise domande. L’obiettivo del premier, a mio avviso, è raccogliere credito e fiducia. Se vorrà parlare di investimenti lo dovrà fare in maniera molto concreta e precisa, altrimenti non ne parli proprio. Oggi non è questa la priorità.

(Carlo Melato) 



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