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LEGGE ELETTORALE/ 2. Ceccanti: il mio proporzionale ci salverà dagli estremisti

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LEGGE ELETTORALE. Va dato atto al governo Monti, per lo meno, di aver svelenito il clima. Nessuno, fino a pochi mesi fa, avrebbe collocato un accordo come quello di ieri sera nel novero delle cose possibili. Né la concordia con la quale, al di là della litigiosità d’ordinanza, lavorano i partiti che sostengono il governo. E così Alfano, Bersani e Casini, al termine del vertice hanno prodotto un’intesa: contestualmente, vareranno la riforma della legge elettorale e modificheranno la Costituzione, negli aspetti funzionali al primo provvedimento. Resta da capire se fanno sul serio. E se, nel merito, la consonanza d’intenti sortirà effetti positivi. Almeno in termini di governabilità. Lo abbiamo chiesto al senatore Stefano Ceccanti.

Come valuta l’accordo raggiunto ieri sera?

In maniera estremamente positiva. Finalmente si procede. D’altronde, si tratta di conseguenze tecniche della scelta del governo Monti. Se, infatti, il bipolarismo precedente avesse funzionato, non si sarebbe reso necessario l’insediamento dell’esecutivo tecnico.

In cosa, in particolare, non ha funzionato?

Il bipolarismo precedente dava all’elettore l’impressione della scelta della maggioranza del governo. Ma i governi non duravano e non erano in grado di governare. A questo punto si è reso necessario cambiare schema.

Come?

Non è necessario abdicare all’idea del bipolarismo, né al fatto che i partiti maggiori siano tra di loro, in condizioni normali, alternativi; occorre, invece, reimpostarlo come competizione tra partiti anziché competizione tra coalizioni. Grazie a un sistema proporzionale con correzioni di tipo maggioritario, attraverso un premio di maggioranza che sovrastimi il primo partito; in modo che, attorno ad esso, si costruisca l’alleanza di governo e per far sì che si individui con chiarezza chi ha vinto le elezioni.

In tal senso, qual è lo scopo della rimozione del vincolo di coalizione?

Le coalizioni preelettorali sono una gabbia che non consente di governare. Gli alleati minori, dislocati generalmente sulle ali estreme, impediscono la funzionalità delle coalizioni e di avere un bipolarismo convergente verso il centro, costringendolo ad essere divergente verso gli estremi.

Perché, invece, indicare il candidato premier?



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COMMENTI
29/03/2012 - Craxi come Bossi (Daniele Scrignaro)

Anche nella Prima Repubblica, quando il sistema era proporzionale e la Dc era spesso partito di (ampia) maggioranza relativa, i governi duravano poco – pochissimo – e il bello e cattivo tempo non di rado era appannaggio di un gregario. In questo Ventennio è stato Bossi; allora – uno per tutti –, Craxi (pure rimo ministro). Non sono cultore di sistemi elettorali, quindi non azzardo proposte. Ma che il problema della governabilità non sia il sistema sono sicuro, perché basta guardare la storia.