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LEGGE ELETTORALE/ 2. Se basta il "diversivo" di una legge a far rifiatare Monti

MASSIMO FRANCO, editorialista del Corriere della Sera, commenta il vertice tra Pier Luigi Bersani, Angelino Alfano e Pier Ferdinando Casini che si è svolto alla Camera in assenza di Monti

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Il giorno dopo l’avvertimento lanciato da Mario Monti in visita a Seul («non tiro a campare come Andreotti») si è svolto alla Camera, nell’ufficio di Silvio Berlusconi, un nuovo vertice Abc (Alfano, Bersani, Casini). Un incontro in assenza del premier, che non si è limitato ai tre segretari, ma che è stato allargato a quegli ambasciatori dei singoli partiti, come Violante e Quagliariello, che da tempo sono al lavoro sulle riforme costituzionali. «La riforma della Costituzione e la nuova legge elettorale verranno incardinate», hanno annunciato i partiti della maggioranza al termine della riunione, mettendo in agenda anche la riduzione del numero dei parlamentari. 
«La politica sembra aver preso atto del rischio di finire in un vicolo cieco – spiega a IlSussidiario.net Massimo Franco, editorialista del Corriere della Sera –. I tempi per portare a termine le riforme sono stretti: se non si imposta il lavoro prima di Pasqua, infatti, si rischia di non raccogliere nulla».

Al di là di questo, che significato ha avuto questo vertice secondo lei?

A mio avviso non è un caso che l’idea di un nuovo incontro tra i leader sia venuta a Casini. Sarebbe il primo a risentire di una frattura interna alla maggioranza trasversale che appoggia il governo e continua a essere il massimo teorico del superamento del bipolarismo, nonché il più grande sostenitore dell’esperienza Monti. Dal suo punto di vista la grande coalizione deve andare avanti: è un interesse per il Paese, ma anche per se stesso.
Per quanto riguarda la riforma della legge elettorale, il Pd sta spingendo molto, mentre il Pdl ha ancora il freno a mano tirato. Ma le resistenze sono molto più diffuse di quanto non appaia.

Al primo punto dell’agenda c’erano quindi le riforme o la stabilità del governo?

A mio avviso, da questo vertice avrebbero dovuto uscire innanzitutto maggiori garanzie da fornire a Monti, soprattutto in termini di tempo, sull’approvazione della riforma del mercato del lavoro. Hanno annunciato che ne parleranno in un’altra occasione, dato che oggi si sono dedicati alle riforme costituzionali.
Vedremo, la stabilità del governo non mi sembra comunque in discussione.
Il governo arriverà a fine legislatura, il problema riguarderà semmai la percentuale di riforme che riuscirà a realizzare. L’aspettativa probabilmente sta scendendo dal 90 per cento, al 70. Ma se anche così fosse non sarebbe un cattivo risultato.

La minaccia di fare un passo indietro che il premier ha voluto fare dall’Estremo Oriente, invece, come va letta?