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J'ACCUSE/ Barcellona: la vera vittoria di Monti? Il suicidio gaio dei partiti

Pubblicazione:giovedì 29 marzo 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 29 marzo 2012, 10.08

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Se si scorrono le notizie dei giornali, si ha la sensazione di assistere ad uno spettacolo di devastazione generalizzata. Nonostante il glorioso ricordo di Tangentopoli, la corruzione si è diffusa in modo molecolare nella vita del Paese e niente sembra accadere al di fuori dello schema turpe dello scambio di favori e di privilegi. È stupefacente come i nostri rappresentanti politici non sappiano nulla dell’uso dei fondi che ricevono dallo Stato e come di fronte all’emersione di clamorose reti di collusioni e favoreggiamenti illeciti, nonostante le continue denunce, non accada nulla che metta in discussione l’attuale assetto interno dei cosiddetti partiti. È altrettanto sorprendente come continuamente si leggano notizie sulla manipolazione dei concorsi universitari residui, sulle funeste pratiche di clientelismo baronale e come su altri campi della cultura si assista alla contestazione dell’obiettività delle giurie che assegnano i premi senza che vengano messi poi in discussione i criteri e i metodi seguiti dalle varie lobbies che manovrano le iniziative culturali del Paese.

Il Sole24Ore si fa promotore di un manifesto, sottoscritto da tutti coloro che sanno usare la penna biro, sulla necessità di scommettere sulla cultura e il patrimonio artistico del nostro Paese, mentre il Presidente della Repubblica manifesta con un lungo articolo la propria adesione a questo invito a fare della cultura una leva anche dello sviluppo economico. Peccato che poi andando in giro, come spesso mi capita, per le città di questo meraviglioso Paese debbo amaramente constatare come la cultura non sia neppure agli ultimi posti delle priorità che enti pubblici e soggetti privati segnano nelle loro agende. E poi quale sarebbe la cultura da difendere e chi lo dovrebbe stabilire, visto che il “popolo” è gloriosamente avviato verso l’analfabetismo? Quali sono le élites di questo Paese che si pongono il problema di trasmettere almeno il desiderio di verità a chi ascolta i loro discorsi o legge i loro articoli? Ciò che viene offerto come informazione produce solo confusione e disorientamento. I grandi giornali di informazione non sono più capaci di esprimere alcuna visione della realtà.


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COMMENTI
29/03/2012 - 48 milioni di culture (francesco taddei)

Investire in cultura significa: per i privati massimizzare i profitti (a volte con veri danni per i beni culturali) e per il presidente Napolitano più l'esercito degli acculturati del bene pubblico, aumentare le assunzioni e gli stipendi. Efficienza, meritocrazia e buona gestione sono concetti sconosciuti alla massa (basti vedere l'indegna retribuzione per i restauratori, esterni al settore pubblico). Inoltre, cultura come identità e tradizione da rinnovare mantenendone il senso, da destra se n'è persa traccia, da sinistra è palesemente avversata in nome del multikulti e del progetto di scardinare "apprescindere" tutto ciò che sa di identità.