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SCENARIO/ Sapelli: bene il proporzionale, basta con gli "uomini della Provvidenza"

Pubblicazione:giovedì 29 marzo 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 29 marzo 2012, 11.58

Mario Monti con Silvio Berlusconi (Infophoto) Mario Monti con Silvio Berlusconi (Infophoto)

È tempo di nuove polemiche tra i partiti e il presidente del Consiglio, ancora impegnato nel suo viaggio in Estremo Oriente. «Il governo gode di un forte consenso nei sondaggi d’opinione, i partiti no», ha dichiarato ieri da Tokyo il premier, scatenando la reazione delle forze politiche. Una «caduta di stile», secondo Futuro e Libertà, mentre il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha evocato il rischio che a «prendere i cazzotti» alla fine siano sia i politici che i tecnici.
Al centro del dibattito resta comunque la riforma della legge elettorale annunciata dai partiti di maggioranza. «I contorni di questa nuova legge mi sembrano ancora incerti – spiega Giulio Sapelli a IlSussidiario.net –. Le reazioni negative della Lega Nord, che probabilmente teme un inciucio, mi sembrano però interessanti. Pur non condividendo le sue posizioni, devo infatti ammettere che guardo con attenzione a questo soggetto politico che, nel suo distanziarsi da un’adesione piatta e conformistica al governo Monti, a mio avviso non ha lasciato emergere soltanto motivazioni populistiche, ma anche propositi di libertà».

Innanzitutto, come giudica il possibile abbandono del maggioritario?

Da vecchio proporzionalista sono favorevole, anche se devo dire che non credo all’identificazione che è stata fatta tra voto di preferenza e clientelismo. Anzi, credo che il voto maggioritario senza preferenze, imposto da gruppi oligarchici all’interno dei partiti, sia stato proprio il trionfo delle clientele.
In questo disegno però non si parla di preferenze, ma, ancora una volta, di premio di maggioranza. Eppure abbiamo visto in questi anni che dove non c’è un’unità organica nei partiti, questi si frantumano. Evidentemente qualche colpa ce l’hanno anche i politologi.

Cosa intende dire?

Non studiando più il potere, si sono concentrati sui sistemi elettorali, fallendo nell’indicare una via per la stabilità dei sistemi politici. Per trent’anni infatti ci hanno decantato la superiorità del maggioritario rispetto al proporzionale, ma era evidente che fosse incompatibile con l’Italia delle mille città e delle mille idee e che fosse invece funzionale all’iperstatalizzazione dell’economia e della società, contro ogni principio di sussidiarietà.
Il fallimento del pensiero politologico-elettoralistico è stato quindi preclaro. Per questo spero che i partiti la smettano con i premi di maggioranza e facciano qualcosa di molto semplice: un sistema tedesco puro, un proporzionale con le preferenze e uno sbarramento moderato, intorno al 2 o 3 per cento.

Il proporzionale corretto di cui si sta parlando quindi non la convince?

In una situazione di crisi economica come questa, che a mio avviso durerà ancora parecchi anni e che non vedrà mobilitazioni collettive, ma convulsioni sociali, piccole rivolte e atti di ribellione, servirebbero meccanismi capaci di includere nelle procedure parlamentari e nella democrazia le masse, non di escluderle.
Ad oggi sia la destra sociale che la sinistra estrema non sono rappresentate in Parlamento e non credo che questo sfavorisca gli estremisti. 

Secondo lei comunque possiamo dire che il bipolarismo è finito?


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COMMENTI
30/03/2012 - La piazza – seconda parte (Daniele Scrignaro)

… che sia tramite di quell’essere “cointeressati in una comunione di beni” (koinonoi). E con una modalità che consenta di interagire secondo le disponibilità di ognuno di orario, di tempo da dedicare, di interesse. Per quanto concerne la tecnica (chiarito quanto sta prima) e se assodato, per esempio, che le sezioni di partito della Prima Repubblica presupponevano ritmi, delle giornate dei partecipanti, regolari e diffusi che non sono riscontrabili ora, ancora una volta il “molta osservazione e poco ragionamento” di Alexis Carrel può aiutare. Uno strumento che di fatto si è mostrato capace di aggregare molte persone, anche tipi umani diversi e in contesti diversi (es. elezione di Obama, Primavera araba, persecuzione in Tibet – fino a convincere al “pensiero del Papa su Twitter”) è il network. Non a ruota libera come nei forum o social-network usuali, andrebbe formulata una netiquette specifica, questa sì che ricalchi modi sperimentati della vita di sezione (servono ad es. garanzia sull’identità del partecipante, riassunto periodico della discussione, votazione dei contributi e per l’avvio di nuovi topic). Non può sostituire “la forza aggregante”; forse, sgombrare il campo dall’alibi di deleghe al buio fino al termine del mandato (l’alibi agli elettori per scontate e infeconde lamentazioni, agli eletti per non rendere conto e fare ‘casta’).

 
30/03/2012 - La piazza – prima parte (Daniele Scrignaro)

Condivido che la politica sia un “mestiere” – non una vocazione o una missione, almeno, non più di quanto lo sia un altro lavoro – e non conosco attività lavorativa in cui il problema principale sia quello tecnico di cui, nel caso in questione, il sistema elettorale è una componente determinante. Credo che non esista il sistema ideale: come dicevo nel commento dell’altro giorno al senatore Ceccanti, nel maggioritario c’è stato Bossi a fare il bello e il cattivo tempo, ma nel proporzionale precedente, tra i tanti, Craxi ha potuto dire (e fare) la sua. Invece, certamente, più che alchimie e analisi ‘dietrologiche’, “servirebbero meccanismi capaci di includere nelle procedure parlamentari e nella democrazia le masse [!?], non di escluderle”, come più volte ha anche ricordato il cardinale Scola, “ai fedeli laici cristiani tocca partecipare a questo compito sociale e politico in maniera molto più pronunciata di quanto non sia avvenuto in questi ultimi venticinque anni”. Almeno quanto i manifesti e i programmi, serve un metodo per la condivisione e la comunicazione. Un luogo per un rapporto eletti-elettori sistematico e critico, sia come sviluppo dei giudizi e valutazione degli obbiettivi, sia come crescita della conoscenza e coscienza civile; che sia anche canale agile del disagio di comportamenti, pronunciamenti e silenzi contrari – per quanto mi riguarda – alla Dottrina sociale che hanno ingenerato sconcerto. Un luogo ...