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Politica

PDL/ Berlusconi: non cambio partito, ma il nome va ripensato

Silvio Berlusconi ha preso parte oggi al Congresso milanese del Pdl nel corso del quale ha tenuto un discorso in cui ha affrontato molti temi, tra cui il futuro del suo partito

Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)

Silvio Berlusconi ha preso parte oggi al Congresso milanese del Pdl nel corso del quale ha tenuto un discorso in cui ha affrontato molti temi legati sia al panorama politico generale dell’Italia che del futuro del suo stesso partito. In primis, l’ex Presidente del Consiglio ha parlato del segretario del partito, Angelino Alfano, spendendo parole di elogio nei suoi confronti, dicendo che “si mangia” tutti gli altri segretari. Berlusconi ha poi negato di voler cambiare partito, pur ritenendo bella l’idea di Tutti insieme per l’Italia proposta da Giuliano Ferrara, ma ha spiegato di voler rivederne il nome per evitare che se ne possa fare un acronimo. Questo perché spesso al Sud c’è che fa precedere Pdl con l’articolo determinativo femminile: “la Pdl” non sembra, agli occhi dell’ex Premier, un qualcosa capace di creare appeal. Berlusconi ha poi tenuto a sottolineare che il suo partito non è “di plastica”, ma è fortemente radicato tra le gente: sarà quindi impossibile cancellarlo dal panorama italiano. Ha poi negato l’esistenza di malumori e correnti interne: la sensazione per lui è quella di essere come dentro una famiglia, composta da persone di buona volontà.

Berlusconi è quindi passato a parlare del panorama politico generale, facendo un appello all’unità dei moderati e spiegando che chi cerca di dividerli dà alla sinistra una possibilità di vincere: una colpa molto grave. Ha poi evidenziato la frantumazione del voto, spiegando che gli italiani votano male, dato che i due partiti più grandi si fermano al 25-30% e sono così costretti a cercare un’alleanza con quelli più piccoli. Da rilevare il fatto che tra i voti che gli italiani disperdono, l’ex Premier abbia citato quelli che vanno alla Lega Nord.

Berlusconi è poi tornato a parlare delle sue dimissioni, spiegando che aveva ormai raggiunto la consapevolezza che l’Italia è un Paese ingovernabile che occorreva quindi un governo sostenuto anche dalle opposizioni, in modo da fare quelle riforme istituzionali che finora non sono mai state fatte. In particolare, secondo l’ex Premier quando la Costituzione è stata scritta, al governo non è stato attribuito alcun potere, limitando la sua operatività con decreti o disegni di legge. Occorre quindi una riforma che dia al Presidente del Consiglio anche l’opportunità di sostituire un singolo ministro e di poter decidere quali sono le necessità e urgenze su cui intervenire.