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SCENARIO/ Barcellona: la minaccia dei poteri neoliberisti che ispirano la "politica" dei prof

Pubblicazione:sabato 3 marzo 2012 - Ultimo aggiornamento:sabato 3 marzo 2012, 9.28

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Federico Rampini scrive che siamo schiavi del dio petrolio che sta per provocare un nuovo shock energetico, e che proprio la Super sta mandando in rosso l’intero pianeta. Nello stesso giorno Massimo Giannini, commentando un saggio di Guido Carandini, osserva che il capitalismo contemporaneo si sta trasformando in una vera e propria macchina di inciviltà. Non c’è dubbio infatti che, al di là degli aspetti economici della crisi, stiamo assistendo passivamente ad un inaridimento della vita umana e alla progressiva scomparsa di tutti i luoghi e di tutte le forme in cui gli esseri umani hanno elaborato la loro partecipazione consapevole al governo della vita individuale e collettiva. È persino banale ripetere quanto è stato scritto e detto sul pensiero unico che è penetrato nella vita intima delle persone rendendo le nuove generazioni prive di memorie e di speranza e spesso incapaci di costruire rapporti personali significativi. L’effetto devastante del pensiero unico del primato dell’economia sulla vita è stato quello di sopprimere lo spazio della politica che per tutti i secoli passati ha costituito il luogo di formazione del senso comune e di interpretazione del proprio stare al mondo.

Gli individui contemporanei sembrano accettare con rassegnazione, talvolta con disperazione, il dato obiettivo che nessun paese è padrone del proprio destino e che la maggior parte dei comandi che vengono imposti alle proprie azioni provengono dall’esterno, da autorità prive di legittimazione democratica.

Il governo dei tecnici, in Italia come in Europa, è certamente un governo politico, nel senso che esprime una visione del mondo, ma è allo stesso tempo portatore di una politica che paradossalmente nega la libertà di scegliere tra alternative possibili e che trasforma gli imperativi economici in programmi politici. Certamente come scrivono molti commentatori assistiamo penosamente ad una incapacità del ceto politico di uscire dalle proprie logiche autoreferenziali di potere, ad un declino irreversibile dei partiti tradizionali e ad una diffusa mediocrità della rappresentanza che si realizza nelle istituzioni locali e in quelle nazionali. È anche condivisibile l’opinione che gli attuali partiti sono contenitori vuoti dove si agitano fantasmi del passato. Tutto questo non è una pura conseguenza della incapacità delle classi dirigenti politiche di offrire prospettive significative alla maggioranza del popolo, ma l’effetto della vittoria di un’offensiva neoliberista che ha attraversato l’intero corpo sociale. È sintomatico della vittoria della cultura e della politica neoliberista il dato riscontrabile dovunque che nessun partito riesca a proporre il tema del lavoro e dell’occupazione come questione centrale del livello di civiltà di un Paese.

Galli della Loggia, commentando la presenza di intellettuali che continuano a riproporre con caparbietà la critica del capitalismo, ha affermato che essi sono destinati nel loro inesauribile radicalismo a cercare senza mai trovarlo il compenso alla percezione della loro reale marginalità, e invita tutti a non montarsi la testa solo perché riscuotono un qualche successo nelle università americane. Secondo Galli della Loggia, il problema che dovrebbe occupare ogni riflessione politico-filosofica dovrebbe essere quello della crisi che colpisce ogni visione etica del mondo e che a suo avviso riflette essenzialmente il disconoscimento che gli intellettuali hanno operato del ruolo spirituale del cattolicesimo e del cristianesimo. 


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