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PRIMARIE/ Rondolino: il problema del Pd è politico non organizzativo

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Immagine d'archivio (Infophoto)  Immagine d'archivio (Infophoto)

Negli Stati Uniti c’è il bipartitismo, le primarie avvengono all’interno dei partiti e non delle coalizioni, che tra l’altro non esistono. Da noi invece si svolgono all’interno di coalizioni, che tra l’altro non esistono più. A Palermo infatti Pd, Sel e Idv stanno dalla stessa parte, a Roma no.

E, secondo lei, il Pd come può uscire da queste contraddizioni?

Solo con la politica. Sono infatti più importanti le scelte politiche rispetto a quelle organizzative. Il Partito Democratico deve capire infatti che il Paese ha voltato pagina. L’Italia è cambiata e non si può continuare con Vasto o con un antiberlusconismo senza Berlusconi. 
A mio avviso, l’idea originaria, di una forza riformista aperta a tutti, ma potenzialmente autosufficiente, è quella giusta. E lo stesso vale per il Pdl, che guarda caso ha dovuto abbandonare la Lega.
Se il Pd scioglie il nodo politico, quello delle primarie non sarà più un problema. Fino a quando starà sia con la Fiom che non Monti, invece, saranno dolori…



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