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Politica

SCENARIO/ 1. Un "quid" tra Alfano e Berlusconi rilancia il Monti bis (e Riccardi)

Dalle reazioni alle parole del ministro Riccardi, agli incidenti diplomatici tra il Cavaliere e il suo "delfino", il Pdl è in piena fase di ebollizione. L'analisi di ANGELO PICARIELLO

Alfano, Monti e Riccardi (Imagoeconomica)Alfano, Monti e Riccardi (Imagoeconomica)

Quando, lo scorso dicembre, da poco detronizzato da Palazzo Chigi, Silvio Berlusconi decise di intervenire al congresso del Ppe mi capitò di dire con una battuta – che so esser stata riferita anche al diretto interessato – che con questa mossa del Cavaliere Angelino Alfano era stato “cesizzato”, cioè ridotto al rango di segretario di mera rappresentanza. Solo che il generoso segretario dell’Udc sa benissimo di dover rappresentare l’umile servitore nella vigna di Pierferdy, mentre al giovane Angelino era stata a più riprese prospettata la successione a Palazzo Chigi (a patto di vincere le elezioni, s’intende) e nel partito.

I fatti, come spesso accade, si sono presto incaricati di sopravanzare la fantasia e le battute, ed ecco ora la storia del famoso “quid” che mancherebbe al segretario agli occhi del leader, intenzionato evidentemente a riprendersi la scena, Come in effetti ha fatto, salvo – va senza dire – accusare i giornalisti di inventare, perché invece la verità sarebbe che «Angelino se li mangia tutti i segretari», come ha sostenuto il Cavaliere. Il quale però – a ben vedere – ha evitato di spiegare se Alfano sia in grado di mangiarsi tutti anche nel suo partito, e il dubbio che Berlusconi non voglia ancora farsi mangiare da lui un po’ resta. Quel che però è sicuro è che Angelino non l’ha presa bene e ha creduto più al retroscena del quid che alla sua smentita.

Il risultato della contesa nel Pdl si è subito scaricato sull’ABeCedario della maggioranza di governo che ha perso d’un colpo la prima lettera, con un Alfano alla ricerca di nuova legittimazione nel suo partito che sceglie di disertare un vertice con B e C (Bersani e Casini) nel quale si sarebbe trattato anche di Rai e Giustizia, e forse anche di frequenze televisive da concedere non più a gratis. Tutti temi tabù per il Pdl. Alfano ha quindi provato a prendersela con gli altri due leader, rei di aver attaccato bottone con la Severino a sua insaputa, ma nessuno ci toglie dalla testa che il suo vero timore era quello rischiare la delegittimazione ove mai avesse accettato di andare a trattare senza l’autorizzazione del capo.

Ed ecco il guaio. Il ministro della Cooperazione - che forse, è vero, farebbe bene a dosare sul modello Passera le sue uscite: un'esternazione ogni dieci provvedimenti assunti, e non viceversa - commette l’errore di lasciarsi intercettare mentre dice quello che il 90 per cento degli italiani pensa, ma un ministro tecnico non può dire. E che cioè questa politica – non la politica in generale come capziosamente si è voluto tradurre – fa schifo e verrà spazzata via. E va bé, lo ha detto. Poi si è anche scusato. E allora, che vogliamo fare? Vogliamo mandare un avvertimento a Mario Monti colpendo Andrea Riccardi? Vogliamo punirlo, questo governo, per aver riportato lo spread sotto i 300 punti, cioè a livelli quasi fisiologici, dopo che eravamo vicini al fallimento con la magra consolazione di non aver messo le mani nelle tasche degli italiani?

Cosicché il Parlamento, anzi quella parte del Parlamento che non ha avuto remore a votare che Ruby ragazza era la nipote di Mubarak, riscopre improvvisamente l’orgoglio della categoria e si mette a raccogliere firme contro il denigratore Riccardi. Poi però il capo della rivolta, il Guardasigilli più breve di tutti i tempi, Nitto Palma, rimette la questione ai capigruppo Gasparri e Quagliariello e al leader Berlusconi, relegando ancora una volta a un ruolo decorativo il povero Alfano, non citato.
Monti per canto suo alle prese con tre grane estere una più delicata dell’altra (Daniela Urru, i marò arrestati in India e l’ingegnere rapito in Nigeria, la terza delle quali già conclusasi purtroppo e drammaticamente) non ha avuto modo di concentrarsi appieno sulla vicenda limitandosi ad auspicare che non cresca, ora, lo spread fra i partiti.


COMMENTI
09/03/2012 - spieghiamoci bene (francesco taddei)

se il voto sarà un pareggio sarà per colpa della tanto invocata nuova legge elettorale che mette tutti i politici d'accordo tranne gli italiani, ai quali sarà negata la possibilità di scegliere chi li governa, con quali alleati e con quale programma. poi visto che monti non può occuparsi di tutto perchè non pensare ad un presidenzialismo(con possibilità di indire referendum anticaste), visto che l'intervento del presidente ci ha tolto le grane dal fuoco?