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VENDOLA INDAGATO/ Pamparana (Tg5): perché non si dimette come Bossi?

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Nichi Vendola (InfoPhoto)  Nichi Vendola (InfoPhoto)

“Favorì la nomina di un primario”. Rispetto a chi, in politica, ruba, si intrattiene con le mafie, prende tangenti, pilota appalti, o sperpera a proprio piacimento il denaro pubblico, l’accusa sembra quisquilia. E, in ogni caso - è bene ribadirlo - finché non c’è una sentenza passata in giudicato, che si tratti di bazzecola o questione basilare, si tratta pur sempre di un’ipotesi non comprovata dai fatti. Sul piano giuridico, quindi, la legge farà il suo corso e poi si potrà dire. Ben altre valutazioni, invece, si possono già fare adesso sul piano dell’etica e della suggestione politica. Tanto più se l’indagato per concorso in abuso d'ufficio per aver facilitato il primario è erede di una tradizione partitica che ha sempre magnificato la propria superiorità rispetto alle altre. Andrea Pamparana, vicedirettore del TG5 spiega a IlSussidiario.net come interpretare il fatto che Nichi Vendola sia indagato per la nomina del professor Paolo Sardelli, primario di chirurgia toracica all'ospedale "San Paolo" di Bari.

«Vendola – afferma Pamparana –, che è avvezzo al ragionamento, dovrebbe riflettere, anzitutto, sul fatto che la presunta superiorità morale della sinistra è una tesi costruita a tavolino che ha iniziato a dimostrarsi fasulla da almeno 50 anni. Sin da quando prendeva i soldi dall’Unione Sovietica, Paese all’epoca nemico dell’Alleanza atlantica. Per chi ha sempre denunciato le malefatte di destra, sinistra a centro, non è una novità». Dal canto suo, il presidente della Regione Puglia «potrebbe fare quello che ha fatto Umberto Bossi, mettendo in discussione se stesso e il suo mandato per dimostrare di essere completamente pulito. Del resto, sarebbe un gesto nelle sue corde. Dubito, tuttavia, che lo farà». Secondo Pamparana, in ogni caso, stupisce il fatto che la magistratura, a seconda dell’indagato, adotti due pesi e due misure. «Basti pensare, tra le altre, all’inchiesta in corso a Milano sull’acquisizione di quote di Sea e Serravalle da parte di Gamberale». Ecco cos’è accaduto: «ci fu una telefonata tra Gamberale e un alto dirigente del Pd rimasto tuttora anonimo, che rassicurava l’ad di F2I sul fatto che tutto fosse stato predisposto affinché l’asta procedesse secondo i piani». Ebbene: «l’intercettazione fu inviata dalla Procura di Firenze a quella di Milano e fu aperta un’inchiesta contro ignoti. Il che è curioso, dato che ci sono delle persone coinvolte con nomi e cognomi mentre il dirigente del Pd è rimasto incredibilmente sconosciuto. La vicenda, benché il procuratore l'avesse tenuta nel cassetto per diversi mesi, emerse grazie ad un’inchiesta dell’Espresso».

Tutto ciò, per dimostrare la diversità di trattamento: «non abbiamo mai visto blitz nella sede del Pd, paragonabili a quanto sta accadendo alla Lega (auto della finanza che uscivano dalla sede o i documenti sequestrati a Belsito alla Camera) o ad altri partiti, in vicende giudiziarie analoghe». Il ragionamento ci porta lontano. «Se facciamo mente locale, sembra di assistere allo smantellamento sistematico del sistema dei partiti. Anche di quelli, pur con le dovute differenze di trattamento, di sinistra. 


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COMMENTI
12/04/2012 - CHI NON SALTA MASSONE E' (GIANLUIGI PARENTI)

...ma è così difficile pensare che ci sia la massoneria dietro a tutto questo? Non è strano che gli indagati siano colpiti ( e affondati) con precisione chirurgica? Come mai il Capo del Governo era a Milano quando Berlusconi è stato assolto al processo Miles? (con appoggio del PDL al Governo Monti):pura coincidenza o segnale?