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FINANZIAMENTO PARTITI/ Il costituzionalista: vi spiego perché è una riforma inutile

Pubblicazione:giovedì 12 aprile 2012

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La stessa nozione di partito politico oggi ci dovrebbe far riflettere. Quale deve essere il suo ruolo? Si tratta di un sistema aperto o chiuso? L’articolo 49 della Costituzione, a proposito del sistema di democrazia interna, lascia intuire che i partiti devono essere delle associazioni aperte e democraticamente organizzate al loro interno. Afferma infatti: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Se i partiti non fossero organizzati in modo democratico, la partecipazione dei cittadini non ci sarebbe. Il cittadino vi aderirebbe come a una sorta di chiesa organizzata gerarchicamente e dovrebbe limitarsi a compiere quanto decide il capo carismatico. Ma questi non sono i partiti di cui parla la nostra Costituzione.

Quali sono le sue proposte per una legge sul finanziamento pubblico ai partiti?

Una legge sul finanziamento pubblico dovrebbe mettere a fuoco il profilo che emerge dalla nostra Costituzione. La domanda che dobbiamo porci è se gli attuali partiti italiani siano realmente uno strumento attraverso cui i cittadini partecipano alla vita politica nazionale determinandone gli sviluppi. Che poi i rimborsi avvengano sulla base di una quota imputata al voto, o a scelte di donazioni particolari come il 5 per mille, è un problema tecnico da affrontare in una fase successiva.

Secondo Panebianco però, in seguito al referendum del 1993 i finanziamenti pubblici ai partiti devono essere completamente aboliti…

In realtà l’effetto del referendum fu quello di trasformarli in “finanziamento delle spese elettorali”. La prima consultazione si tenne nel 1978, raggiunse il 43,7% dei votanti e quindi non raggiunse il quorum. La quasi totalità dei partecipanti votò però a favore dell’abolizione del finanziamento, dando un segnale di forte discontinuità. Nel 1993, su iniziativa dei Radicali, il 90,3% dei voti espressi fu a favore dell’abrogazione del finanziamento e i votanti furono pari a 36 milioni, cioè al 77%. In totale, 31 milioni di italiani votarono a favore dell’abrogazione e 2 milioni e 397mila furono contrari. Il successo si spiegò tra le altre cose con lo scandalo di Tangentopoli. Da allora sono passati 19 anni, e non esiste alcun ostacolo costituzionale a riproporre oggi la questione. Però il problema di fondo resta, e cioè che manca una legge sui partiti politici che completi l’articolo 49 della Costituzione e che può rappresentare la sola base per discutere del finanziamento pubblico.

(Pietro Vernizzi)



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