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FINANZIAMENTO PARTITI/ Il costituzionalista: vi spiego perché è una riforma inutile

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FINANZIAMENTO AI PARTITI E RIMBORSSI ELETTORALI: IL PUNTO CON STEFANO MANGIAMELI, COSTITUZIONALISTA. La riforma dei finanziamenti pubblici ai partiti approda a una svolta, con le forze politiche che appoggiano il governo Monti che ieri hanno presentato una proposta di legge in materia. Nasce infatti la «Commissione per la trasparenza ed il controllo dei bilanci dei partiti politici», presieduta dal Presidente della Corte dei Conti e composta dal Presidente del Consiglio di Stato e dal Primo Presidente della Cassazione. 
Dopo gli scandali della Margherita prima e della Lega nord poi, il Parlamento ha compreso quindi che non c’è più tempo da perdere. Martedì, in un’intervista per il Corriere della Sera, il segretario del Pdl, Angelino Alfano, aveva dichiarato: “Vogliamo che i conti dei partiti siano controllabili dall’opinione pubblica, che le spese siano pertinenti allo scopo che anima un organismo politico, che vi sia un protagonismo sempre maggiore da parte dei cittadini”. Angelo Panebianco aveva incalzato: “Il finanziamento pubblico che vogliono mantenere è figlio di un grave vulnus alle regole democratiche. E’ stato messo in piedi aggirando i risultati di un referendum popolare che imponeva la fine del finanziamento pubblico”. Ilsussidiario.net ha intervistato Stelio Mangiameli, costituzionalista dell’Università di Teramo, per ricostruire la vicenda alla luce della carta fondamentale dello Stato italiano.

Professor Mangiameli, il finanziamento pubblico ai partiti ha una legittimità costituzionale oppure no?
Il finanziamento si giustifica in quanto i partiti hanno cessato di essere delle semplici associazioni di diritto privato, diventando un elemento fondamentale del collegamento tra la società civile e le istituzioni. Oggi svolgono una serie di funzioni pubbliche, e da questo punto di vista il finanziamento avrebbe senso.

Perché dice “avrebbe”?

Perché sia realmente giustificato, il finanziamento andrebbe accompagnato da una legge sui partiti politici, che in 66 anni di storia repubblicana non si è riusciti a fare. Eppure sarebbe indispensabile per completare la Costituzione e garantire una cornice entro cui i partiti possano operare.
Quella sul finanziamento pubblico è una discussione molto sentita anche in altri Paesi, come la Germania e la Gran Bretagna, ma rappresenta un dato di fatto che le democrazie occidentali hanno ampiamente accettato. D’altra parte il problema è sapere esattamente chi paga i partiti e qual è il flusso che arriva loro, in modo da regolamentarlo secondo criteri di trasparenza. Nel 1992, in occasione del suo famoso discorso alla Camera, Bettino Craxi affrontò la questione parlando degli illeciti connessi ai finanziamenti ai partiti.

Quali sono i principali nodi che restano da sciogliere?



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