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SCENARIO/ Galli (politologo): tre motivi per dire che la Lega è "immortale"

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Bossi e Maroni alla manifestazione di Bergamo (Infophoto)  Bossi e Maroni alla manifestazione di Bergamo (Infophoto)

Non ci sono molti dubbi: la leadership è stata in breve tempo sostituita da un sistema di potere alternativo, che ha portato alle degenerazioni di cui oggi si possono leggere gli effetti sui giornali.  
Da un lato quindi l’involuzione di cui parlavamo all’inizio ha interessato, per ragioni oggettive, il leader. Ciò non toglie che è giunto il momento di fare un serio bilancio del progetto di riforma delle istituzioni in senso federale.

A questo proposito, che risultati ha ottenuto la “Lega di governo”?   

L’idea di partenza aveva una sua logica, ma i risultati non sono stati soddisfacenti. La rigenerazione delle istituzioni dal loro interno infatti non è avvenuta. D’altronde, la storia ci insegna che non è affatto semplice. Luigi XVI, che ci aveva provato convocando gli Stati Generali nel 1789, ma venne poi decapitato. La resistenza della burocrazia e la difficoltà nell’incidere negli interessi radicati e diffusi a volte sembrano invincibili, anche se bisogna riconoscere al Carroccio il merito di aver imposto a tutto il sistema politico la discussione sul federalismo e sui meccanismi di responsabilità a cui deve essere vincolato chi ha il potere. 

Questo significa che quella di Maroni tornerà a essere una “Lega di lotta”? 

Toccherà a lui, a tempo debito, esporre il suo programma politico, al di là dei problemi che stanno accompagnando questa fase delicata. 
Un rilancio è sicuramente necessario. Il fatto poi che non si possano fare le riforme dall’interno non significa sognare la rivoluzione o promettere un irraggiungibile "sol dell'avvenir", ma ripiegare sul territorio, arroccarsi nel fortino elettorale e riprendere in mano quella cambiale della gente del Nord che può permettere una nuova negoziazione con Roma. La questione settentrionale infatti è ancora apertissima.

Per fare questo pieno di voti, evitando il contraccolpo degli scandali, la Lega dovrà cambiare linguaggio? Ma, soprattutto, a che percentuali dovrà puntare per raggiungere il suo scopo?

A mio avviso l’obiettivo primario dovrebbe essere quello di diventare il primo partito in Lombardia, Veneto e anche in Piemonte. Dopodiché dovrà puntare a qualcosa di più ambizioso: diventare maggioranza assoluta, andando oltre il 50% in questo territorio. 
Per andare oltre lo “zoccolo duro”, come ha detto lei, anche a livello comunicativo occorrerà certamente un aggiornamento. Tenga presente che se nella prima fase della Lega la questione settentrionale era sentita soprattutto in una fascia sub-alpina che va da Biella a Treviso, il baricentro negli anni si è abbassato. Oggi viaggia sui binari della Torino-Venezia e interessa quindi un elettorato culturalmente più elevato, la media impresa e il terziario. 


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