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SCENARIO/ Galli (politologo): tre motivi per dire che la Lega è "immortale"

Bossi e Maroni alla manifestazione di Bergamo (Infophoto) Bossi e Maroni alla manifestazione di Bergamo (Infophoto)

La Lega dovrà perciò tornare a intercettare i voti in libera uscita da Pd e Pdl, ma anche da altre forze politiche, che in questo momento di certo non mancano. Non sarà facile, ma chi dà la Lega per morta dimentica le tre ragioni profonde per le quali è politologicamente “immortale”.

E quali sarebbero?

Come le dicevo Bossi ebbe l’intuizione di capire che alla fine degli anni Settanta la questione settentrionale stava per esplodere, così come il debito pubblico. Il Nord si sentiva saccheggiato dal drenaggio fiscale per sostenere le politiche assistenziali per il Mezzogiorno che non hanno prodotto nessun risultato. I richiami che dall’Europa arrivavano a Roma venivano ignorati e si traducevano soltanto in un inasprimento della fiscalità.
Il fatto è che il tema oggi è attualissimo, anche grazie ai vincoli del patto di stabilità e alla tesoreria unica creata dal governo Monti. Lo confermano, purtroppo, il pedaggio che le piccole imprese stanno pagando alla crisi economica e i quotidiani suicidi degli imprenditori. Se la Lega riparte da qui e porta con se dieci milioni di settentrionali può cercare di far valere le sue ragioni politiche, ormai documentate da studiosi illustri e non legati al Carroccio. Basti pensare al “Sacco del Nord” di Luca Ricolfi, pubblicato qualche anno fa. 

E le altre due ragioni?

Vede, i partiti nascono sulle fratture: la Dc, ad esempio, ebbe origine da quella tra Stato e Chiesa, il Pci da quella tra capitale e lavoro, Forza Italia da quella tra la Prima e la Seconda Repubblica. A differenza di queste, la frattura tra Nord e Sud, su cui è nata la Lega, è ancora attuale, anzi, è strutturale dal 1861. 
Infine la terza: al di là delle ironie di sociologi e giornalisti poco avvezzi allo studio del pensiero politico, la Lega Nord ha un pantheon culturale di tutto rispetto a cui fare riferimento e dal quale ripartire. Lo stesso non si può dire degli altri partiti, politicamente più giovani, che compongono il panorama politico italiano. Il Pd, ad esempio, per nascere ha dovuto sbarazzarsi dei suoi padri nobili, mentre al Pdl non è riuscito l’aggancio a De Gasperi e a don Sturzo. Il Carroccio, invece, può vantare nomi di tutto rispetto: da Salvadori a Chanoux, a Denis de Rougemont e Guy Héraud, a Miglio. Senza dimenticare Carlo Cattaneo…

(Carlo Melato) 

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