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SCENARIO/ Il successo di Grillo? Un autogol di Vendola e Bersani

Immagine d'archivio (Infophoto) Immagine d'archivio (Infophoto)

Dal lato suo Nichi Vendola, forse anche lui preoccupato dai suoi guai e dal grillismo dilagante, ha spiegato a Sky Tg24: “Ci sono delle involuzioni nel discorso pubblico di Grillo che colgo con preoccupazione, alcune battute che sembrano in stile leghista, una mescolanza di argomenti di estrema sinistra ed estrema destra e questo me lo rende un fenomeno tuttora da decifrare e guardare con attenzione ma è un fenomeno inquietante”. 

È utile ricordare che l'accusa di “populista” era un classico della cultura bolscevica da Lenin, a Stalin fino al kominternista Ercoli, cioè PalmiroTogliatti. Forse Bersani dovrebbe aggiornare i suoi epiteti, studiare magari, oltre al populismo russo, anche quello americano, che era tutt'altra cosa e niente affatto negativa. Poi dovrebbe ripassare la storia sul dramma mondiale degli anni Trenta, dove spara sentenze storiche piuttosto schematiche per essere convincente. 

Anche Vendola usa un linguaggio veterocomunista come l'aggettivo “inquietante”, tra l'altro contro un personaggio che è stato vezzeggiato, “accarezzato” e “coltivato” ai tempi dell'antisocialismo craxiano, fino a diventare un simobolo in quella che viene contrabandata come l'epica battaglia contro Silvio Berlusconi. Intanto Beppe Grillo, con molti simpatizzanti, continua a fare la sua professione di “comico imprestato alla politica”, usando argomenti di destra e di sinistra, riempiendo di fatto un vuoto che altri hanno creato. 

Quando nel suo blog, il comico spiega: “Rigor montis in cinque mesi di governo è ringiovanito, l'aria di Palazzo Chigi gli ha fatto bene dopo anni di panchina in Bocconi. Pdl e Pdmenoelle sembrano invece invecchiati di un secolo. Il Liquidatore Finale è sempre più vivo. Non hanno alternative, devono appoggiare il governo e nascondersi sotto le gonne della Governante di Varese per non finire linciati, ma più dura Monti, più loro deperiscono”. Siamo in un linguaggio prepolitico, che però fotografa perfettamente la confusa situazione politica italiana, a cui la presunta sinistra non è in grado di rispondere, se non appunto con gli insulti pescati nel vecchio vocabolario che possiede. 

Di fatto, Grillo, è l'espressione della confusione e del ribellismo di un ceto medio italiano che è disabituato da venti anni a un reale dibattito politico e che oggi si trova tassato oltre ogni misura, impoverito e pure escluso da ogni partecipazione e rappresentanza democratica. Ma Grillo non è la causa principale della confusione politica italiana, è solo l'effetto grottesco di una carenza politica generale, ma soprattutto degli errori e della particolare deficienza di iniziativa politica della sinistra italiana, così come lo sono i De Magistris e i Di Pietro.