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Politica

SCENARIO/ Pasquino: caro Panebianco, non elimini i Beppe Grillo con nuovi partiti

Secondo GIANFRANCO PASQUINO l’antipolitica ha radici profonde e, di recente, è stata incanalata in alcune delle maggiore formazioni politiche; impossibile pensare di arginarla realmente

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Ciclicamente torna in auge e, con essa, nefasti vaticini di cataclismi e sconvolgimenti. Il sentimento generale trova l’antipolitica pericolosa, esiziale per la società stessa. Oggi Panebianco, nel suo editoriale sul Corriere della Sera, mette in guardia dai suoi rischi. Spiegando come stroncarla prima che sia troppo tardi. Tanto più che, a suo avviso, i fenomeni che presi singolarmente sarebbero sufficienti a provocarla si stanno producendo contestualmente. Ovvero: i politici sono giudicati inefficienti perché incompetenti; e sono giudicati inefficienti perché badano solamente ai propria affari personali. IlSussidiario.net ha chiesto a Gianfranco Pasquino, professore di Scienza Politica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Bologna come andrà a finire. «Va detto, anzitutto – spiega –, che le radici dell’antipolitica in Italia sono profonde e si possono far risalire agli inizi del ‘900, con la nascita di due riviste: La Voce, fondata nel 1908 da Giovanni Prezzolini e Lacerva, fondata nel 1913 da Giovanni Papini. Ha, quindi, un solido ancoraggio nel cuore della società italiana, prima ancora che nell’incompetenza, nell’ignoranza o nella cattiveria dei partiti». Quindi. «la società, sostanzialmente, è antipolitica; ma anche egoista, frammentata, e familista. Il che si può tradurre in invidia nei confronti dello stile di vita, spesso eccessivo, dei politici e dei partiti che non sanno prendere la decisioni e che sono largamente responsabili della crisi attuale». Tirando le somme, rispetto a quanto Panebianco scrive: «ha sostanzialmente ragione, salvo il fatto che andrebbero precisate meglio le colpe della società italiana: ha un atteggiamento complessivamente corporativo, è interessata esclusivamente ai suoi interessi specifici, si è sempre interessata ben poco di politica e, in ultima analisi, ha i partiti che si merita».
Da questo punto di vista, Grillo e il suo Movimento 5 Stelle non sono un fenomeno, poi, così inedito. «L’antipolitica si è incanalata da tempo nella Lega, in parte del Pdl e nell’Italia dei Valori. Ci si dimentica, ad esempio, che per anni Berlusconi ha fatto leva su sentimenti di questo tipo. Affermazioni come “ho fatto questo e quest’altro, i politici di sinistra non hanno mai fatto niente: vadano a lavorare!”, hanno sempre connotato la tradizione antipolitica. Grillo pensa di sfondare ma non considera che ha già fior di concorrenti». I quali, dal canto loro, trovandosi nelle stanze dei bottoni hanno perduto la carica originaria, adeguandosi alle consuetudini che, in precedenza, contestavano. «In effetti, bisogna vedere cosa accadrà se Grillo o i suoi entreranno in Parlamento. Allora, infatti, si determinerà uno scontro tra quello vanno dicendo e quello che dovranno, effettivamente, fare. In Parlamento, infatti, ci sono delle regole, delle procedure, dei comportamenti attesi e dei comportamenti che non possono essere tenuti. Del resto, laddove i grillini sono entrati in assemblee regionali o comunali sono stati costretti a giocare secondo le regole del gioco trovandosi, a volte a disagio». Il comico genovese, in ogni caso, è convinto di intercettare il voto di tutti gli scontenti e di rappresentare già adesso la terza forza politica del Paese. «Ovviamente, non ha alcuna chance. Nonostante quanto si pensi, gli altri partiti hanno strutture sul territorio, persone competenti e in grado di parlare e convincere. Se dovesse arrivare al 7 per cento, già si tratterebbe di un successo clamoroso».