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SCENARIO/ Violante: questa antipolitica è una minaccia per la democrazia

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Immagine d'archivio (Infophoto)  Immagine d'archivio (Infophoto)

La politica è sotto processo. Qualcuno, come Beppe Grillo, propone addirittura «una piccola Norimberga» in cui al posto dei criminali nazisti, i partiti siedano sul banco degli imputati «per aver affamato il Paese». «L’antipolitica si combatte con la buona politica», replicano dal Palazzo, anche se appare ancora scosso dagli scandali che hanno coinvolto alcuni tesorieri eccellenti e piuttosto timido nel dare avvio all’autoriforma del sistema politico.
«L’antipolitica è sempre esistita – spiega a IlSussidiario.net l’ex presidente della Camera, Luciano Violante –. In qualche modo è parte del sistema democratico, anche se il gradiente sale o scende a seconda delle situazioni. Nel nostro caso il clima è particolarmente pesante perché ci troviamo davanti a una crescente insoddisfazione dei cittadini nei confronti delle prestazioni della politica e continuano a emergere dei comportamenti personali inaccettabili. La miscela è esplosiva e apre ovviamente degli spazi alla demagogia e a una critica alla politica concepita come essenzialmente parassitaria».

Secondo lei come devono rispondere i partiti a questo attacco?


Innanzitutto non bisogna minimizzare. Mi è capitato di leggere  recentemente per motivi di studio il Mein Kampf di Adolf Hitler e devo dire che in questi giorni sento riecheggiare alcuni temi e alcune parole d'ordine  inquietanti: dall’attacco ai partiti, alla politica e alla democrazia in quanto tale. Ma questo non può portarci solo a demonizzare l'antipolitica; deve portarci a ridare legittimità alla politica.
Proprio per questo le forze politiche, a mio avviso, hanno il dovere di rimettere in ordine il rapporto tra denaro e politica, progettare la ripresa, cambiare la legge elettorale e avviare le riforme costituzionali minime. Da questo dipenderà il nostro futuro. Credo comunque che alle prossime elezioni gli scenari possibili saranno tre.

Quali?

Una democrazia elitaria, come quella che abbiamo oggi, in cui la politica rimette il mandato ai “sapienti” e gli affida il Paese, una democrazia demagogica, come quella che ci siamo lasciati alle spalle, o una democrazia basata sulla partecipazione politica.
Ovviamente credo e spero in questa terza ipotesi. Dobbiamo fare il possibile per rimettere in moto il Paese e per tornare a dargli una speranza. Quello che manca in questa fase, infatti, è il coraggio di dare una prospettiva strategica ai nostri cittadini. L’impressione che si sta diffondendo, purtroppo, è che si stanno facendo molti sacrifici, ma che questi bastano a malapena per restare a galla, non per raggiungere la riva.
Certo, se la politica fallisce la situazione può diventare drammatica.

Alcuni commentatori sembrano però piuttosto scettici. Non c’è più molto tempo e forse se n’è perso troppo. 

Guardi, avant'ieri è stato depositato il testo di riforma costituzionale e verrà votato a fine maggio. Dopodiché il tavolo sulla riforma elettorale è avviato e toccherà ai segretari decidere. Insomma, i tempi ci sono. Chiaramente, più che l’ottimismo o il pessimismo conterà il reale desiderio di cambiare le cose. Tenendo presente, comunque, che i diversi temi sono profondamente intrecciati: senza riforma elettorale, ad esempio, non si può concludere la riforma costituzionale. Ci sono delle misure al suo interno, come quella sulla sfiducia costruttiva, che fanno già riferimento al nuovo sistema elettorale. 

Su un binario diverso procede invece la modifica della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. 


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COMMENTI
19/04/2012 - che bello! (luisella martin)

Mi sono molto piaciute le risposte di Violante che dimostra grande cultura politica. Bene! Cambiamo la legge elettorale e poi cerchiamo di inventare nuovi modi di organizzare la vita degli uomini su questo pianeta. Il lavoro non si può inventare e meno che mai cambiare spesso per non annoiarsi. Il lavoro rappresenta, secondo me,il tentativo dell'uomo di vivere al meglio. Oggi il problema dell'inquinamento e del cambiamento climatico non può essere uno spauracchio al quale ci dobbiamo rassegnare, ma è la realtà che ci costringe a cambiare modo di vivere e quindi di lavorare e di fare politica. Se il cambiamento non può essere istantaneo,ma richiederà alcuni anni, il progetto di organizzare nuovi modi di vivere non può aspettare nemmeno un giorno! Sono certa che tutti noi italiani,istruiti o ignoranti che siamo, abbiamo capito che il problema non è lo spread,ma l'indifferenza di coloro che siedono in parlamento, in tribunale e nelle redazioni dei giornali verso i problemi del popolo. Se non fosse così in tanti anni avrebbero fatto leggi chiare e giuste,non avrebbero parteggiato per questo o quello,sarebbero stati attenti a fornire notizie vere ed importanti, avrebbero rifiutato tanti privilegi e avrebbero pensato prima al bene pubblico e poi a quello dei loro figli, nipoti e parenti...Non credo che la mia visione si possa definire antipolitica e temo che il tempo sia scaduto per tutti noi.