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RIFORMA GIUSTIZIA/ Pecorella (Pdl): l'intesa col Pd è difficile

Pubblicazione:lunedì 2 aprile 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 3 aprile 2012, 9.03

Immagine d'archivio (Infophoto) Immagine d'archivio (Infophoto)

Dopo il lavoro, la giustizia. Nell’agenda del presidente del Consiglio, Mario Monti, di ritorno dal viaggio in Estremo Oriente, non c’è infatti soltanto la discussione sull’articolo 18, ma anche quella relativa alla corruzione, le intercettazioni e la responsabilità civile dei magistrati. Tre punti chiave di una riforma della giustizia più volte rimandata. Potrebbe essere la volta buona? «Il fatto che il dibattito si sia fossilizzato su questi tre temi spinosi non è di buon auspicio – spiega a IlSussidiario.net l’On. Gaetano Pecorella (Pdl) –. È singolare infatti che questo accada in un Paese nel quale i ritardi dei processi sono tra i più alti d’Europa. E non credo che per trovare un’intesa sia saggio partire proprio dagli argomenti su cui le posizioni sono più lontane e attorno ai quali si consuma uno scontro decennale».

Partendo dalle intercettazioni, qual è lo stato dell’arte e quale la sua opinione in merito?

Durante la legislatura 2006-2008, con Romani Prodi premier, venne approvato all’unanimità alla Camera un testo molto rigoroso che prevedeva la responsabilità contabile per chi utilizzava male il denaro, impiegandolo in intercettazioni inutili, e sanzioni rigorose riguardo la divulgazione. Un testo condiviso a cui lavorai personalmente.
Se ripartissimo  da lì potrebbe essere possibile trovare una convergenza. Se invece il punto di partenza diventasse qualche testo estremista, dell’una o dell’altra parte, non si andrebbe lontani.

E per quale motivo quella proposta rimase soltanto carta stampata?

Il testo era al Senato, ma il governo Prodi cadde e finì la legislatura.

Passando alla responsabilità dei giudici, al di là dell’emendamento leghista che ha suscitato delle polemiche di recente, è possibile secondo lei trovare un’intesa?

Innanzitutto, bisogna dire che la legge sulla responsabilità dei giudici ha tradito il referendum popolare votato dagli italiani. Ad oggi, infatti, i giudici non rispondono dei propri errori.
Detto questo, a mio avviso, il vero nodo non è però la loro responsabilità diretta o mediata, ma chi giudica le responsabilità del giudice. Bisogna comunque sforzarsi di trovare una norma equa: il giudice fa un mestiere difficile e può sbagliare, ma deve essere punito se commette delle negligenze o delle imperizie. Un’idea potrebbe essere quella di obbligarli a fare delle assicurazioni per gli errori che possono commettere, come accade oggi agli avvocati.

Infine il tema della corruzione.


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