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SCENARIO/ 2. Veneziani: Berlusconi, il partito unico è fallito, giochiamo a tre punte

Pubblicazione:sabato 28 aprile 2012

Immagine d'archivio (Infophoto) Immagine d'archivio (Infophoto)

Credo che, almeno per una parte di loro, ci possa essere un ripensamento. D’altronde, si entrerebbe in una fase nuova, svincolata dal berlusconismo. Di conseguenza ci sarebbe anche una buona giustificazione culturale e politica per fare questo passo. 
Per quanto riguarda Gianfranco Fini, invece, il discorso è più complicato. Ad oggi mi sembra incompatibile con qualunque soggetto di destra. 

Prima ha parlato delle elezioni in Francia. In che senso possono essere un riferimento positivo?

A mio avviso i voti presi da Marine Le Pen sono un segnale positivo, anche se la risposta politica non è adeguata. In Europa esiste una fetta cospicua del Paese che non ci sta a vivere subordinata alle banche centrali, alla Merkel e ai poteri transnazionali rinunciando a beni primari irrinunciabili come la casa, il lavoro e la sovranità. 
Il punto debole del caso francese è che l’elettorato di Sarkozy non si compone con quello di Le Pen. La scommessa italiana deve essere proprio quella di comporli mantenendo identità diverse in una stessa coalizione. 

Mettendo dei limiti a destra?

I soggetti da lasciar fuori si escludono da soli e non vedo frange di turbolenza significative. Il Pdl ha convissuto per anni con un partito secessionista, figuriamoci se non è compatibile a una destra nazionale. 

Tornando alla sua premessa, la riappacificazione tra Udc e Pdl è da considerarsi del tutto improbabile? 


Non è detto, se Berlusconi dovesse garantire a Casini che non sarà più il leader e che lui potrà giocarsela con Alfano, questo potrà anche accadere. Piuttosto che diventare l’ago della bilancia che favorisca un governo di centrosinistra, sono infatti convinto che al leader dei centristi convenga giocarsi la sua partita nel centrodestra, accordandosi con chi c’è. 

Da ultimo, secondo lei il Pdl si metterà a disposizione di una Grande Coalizione, come propone Giuliano Ferrara, o sarà dal 2013 all’opposizione della tecnocrazia europea? 

Io propendo per lo “strappo”, ma mi rendo conto del necessario realismo che in politica deve esserci sempre. Se dovessi dare un consiglio al Pdl comunque direi che chiudere l’esperienza Monti nel 2013 dovrebbe essere un punto fermo. Sul Professore secondo me non ci scommette nemmeno Casini… 

(Carlo Melato) 



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