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BERSANI/ No a elezioni anticipate. Non vogliamo vincere sulle macerie

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Se Hollande, come è probabile, vincerà anche al secondo turno e varcherà le soglie dell’Eliseo, vorrà dire che il vento sta cambiando. O che, almeno, le sinistre europee potranno cavalcare l’onda dell’entusiasmo momentaneo a proprio vantaggio. A partire dall’Italia dove la vittoria al primo turno del candidato socialista era stata accolta con grande trasporto partiti della sinistra italiana. Del resto, il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, si era detto convinto del fatto che stava cambiando un’epoca. Ne è ancora convinto anche se ai microfoni di Sky Tg24 ci ha tenuto a sottolineare che laddove le ipotesi fossero confermate, non farà in modo di volgere a proprio vantaggio l’esito delle elezioni francesi. Ovvero, non invocherà il ricorso anticipato alle urne. Perché, ha fatto sapere, «non vogliamo vincere sulle macerie del nostro Paese. Non si può destabilizzare un Paese che è ancora in piena crisi». In ogni caso, il segretario del Pd a auspicato che la salita all’Eliseo del socialista Hollande modificherà gli assetti europei. A partire dalla Merkel che, per Bersani, a quel punto inizierà a ragionare un po’ meglio. Tanto più che la «cura della destra» in Europa sarebbe fallita, mostrando la sua inadeguatezza di fronte alla crisi e confermando il fatto che il venire meno dei principi di solidarietà ne sono stati, in parte la causa. Il capo del Pd è intervenuto, inoltre, sulla questione dell’antipolitica italiana riconoscendo che è diffusa una situazione sociale ed economica che ha suscitato nei cittadini una gran rabbia determinata da anni di favole raccontata dalla politica che si sono concretizzate nel nulla. Tale rabbia, tuttavia, benché Grillo se ne stia facendo interprete, va necessariamente incanalata nei giusti binari. Non poteva mancare un accenno all’ex presidente del Consiglio: «Siamo alla stagione del restyling, ma se Berlusconi vuol fare il partito "Viva la mamma" non è che noi facciamo subito il partito "Viva il papà". Noi siamo il Pd, siamo pronti a cambiare quello che va cambiato, a migliorare, ma rimaniamo il Pd», ha detto riferendosi al fatto che a più riprese Berlusconi e Alfano hanno annunciato che cambieranno nome al Pdl e che presto annunceranno la formazione di una nuova creatura politica.  


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