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LETTERA/ Come si sconfigge l’indignazione e l’antipolitica?

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Immagine d'archivio (Infophoto)  Immagine d'archivio (Infophoto)

Non si deve sapere

Non è giusto che tutti sappiano e conoscano fatti riservati. Ancora una volta un principio giusto viene usato per compiere nefandezze. Avete mai visto una legge più violata della privacy?
Eppure lobby potenti riescono a mantenere la riservatezza su aspetti su cui non desiderano che si faccia chiarezza e usano questa ulteriore barriera per proteggere i loro privilegi.

La domanda finale

Alla fine di questo “corso di magia” abbiamo visto di quanti trucchi dispongono questi “maghi” per ingannarci.
Ora rimane la domanda più importante: cosa possiamo fare noi?
Può il nostro sdegno essere costruttivo o è condannato a rimanere sterile o peggio ancora sconfinare in forme di proteste che finiscano per aggravare il male anziché risolverlo?

Ipotesi di risposta

Indignarsi oggi è giusto e necessario. Occorre ribellarsi a ciò che limita la qualità della nostra vita, ma non è facile.
In un precedente articolo avevo descritto le modalità attraverso le quali il Potere cerca di mantenere i propri privilegi, bloccando le giuste istanze di cambiamento.
Ora proverò a descrivere le possibili reazioni a questo “furto” compiuto ai nostri danni proprio da chi, in teoria, dovrebbe tutelarci.

La prima tentazione è lo scoramento: sono tutti uguali; non si può cambiare nulla; non andrò più a votare. Questo atteggiamento, umanamente comprensibile, riduce progressivamente il mio spazio di azione e allarga le possibilità di manovra a quanti intendono sfruttare la mia impotenza.
La seconda possibile reazione è la protesta, più o meno violenta.
Posso scendere in piazza, votare per Grillo e il suo Movimento 5 Stelle o cercare di evadere le tasse. Il Potere si nutre di queste contestazioni e grazie a loro si rafforza come il Minotauro che, secondo la famosa leggenda, si nutriva dei corpi dei giovani ateniesi inviati a combatterlo.

Una strada senza scorciatoie

La soluzione che mi sento di proporre non piacerà a molti, potrà sembrare troppo lenta, non promette di rimettere tutto a posto in breve tempo. Tuttavia mi sento di raccomandarla.
Innanzitutto una società con troppi nemici finisce con l’essere una società senza nemici. Può sembrare paradossale ma, se i nemici sono troppi, io, realisticamente, non posso sperare di combatterli e di vincerli. Devo imparare a convivere e a trovare le modalità più efficaci, all’interno di questa necessaria convivenza, per tutelare i miei interessi. Per farlo devo predisporre una risposta articolata.



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COMMENTI
26/06/2012 - Ritorno dell'uomo forte (franco colacchi)

Il rischio è che dietro tale indignazione e i sempre più conati di antipolitica, da parte del cittadino, il desiderio sia quello di mandare in Parlamento l'Uomo forte. L'Italia ha già sperimentato gli esiti disastrosi di questa "scelta" (ventennio docet). Il movimento di Beppe Grillo accresce mese dopo mese di percentuale, e nel pdl ancora si è fermi su chi sarà il nuovo leader... sembra proprio che il centrodestra vada a cercarsela la sconfitta. Speriamo di no.

 
29/04/2012 - Luoghi di vita, ma dove? (Giuseppe Crippa)

Ringrazio Pietro Davoli per il suo contributo molto articolato al dibattito sull’ “antipolitica” ma non condivido alcune delle sue argomentazioni. L’obbligatorietà dell’azione penale, per esempio, è un valore che discende dal principio costituzionale che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, e tale resta nonostante i comportamenti di certa magistratura e, più ancora, di certa stampa. Ma è la sua proposta - creare o partecipare a luoghi di vita che possano poi contribuire a riformare le leggi - che mi interessa: peccato che se è difficilissimo farlo dentro istituzioni come i partiti è del tutto impossibile dentro certi movimenti che al loro interno democratici non sono.