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Politica

LETTERA/ Come si sconfigge l’indignazione e l’antipolitica?

Immagine d'archivio (Infophoto)Immagine d'archivio (Infophoto)

Conoscere e giudicare

È il primo elemento della lotta. Devo sapere chi combatto, quali armi usa, quali sono i suoi punti di forza e di debolezza. Il giudizio nasce da una conoscenza e da una valutazione nella quale diventano palesi i valori traditi e quelli che invece vorrei preservare. Aiuta a smontare l’alibi che non si può cambiare o quello ancora più sottile: vorrei, ma non posso.
Il giudizio è l’inizio della liberazione.

Non combattere il male con il male

È una tentazione molto forte. Perché di fronte a tante ingiustizie devo rinunciare a usare strumenti ampiamente adottati dai miei avversari? Per due buone ragioni: per non diventare come loro e perché in questo modo si allarga il male che mi illudevo di combattere.
Certo, usare il bene per combattere il male significa cambiare orizzonte temporale. Per distruggere bastano pochi secondi mentre per costruire occorre molto tempo e pazienza, ma se non vogliamo che la nostra vita diventi un campo di macerie dobbiamo imparare a costruire, accettando i vincoli che tale opera comporta.

Creare (o partecipare a) luoghi di vita

Dobbiamo vivere nel presente. Non possiamo aspettare a vivere domani. Occorre trovare luoghi dove sia possibile vivere, oggi, la mia vita mentre tutto intorno a me sembra franare.
C’è un esempio illuminante. Alla caduta dell’impero romano, mentre tutto andava in rovina, gruppi di monaci hanno saputo ritrovarsi e imparando a lavorare e pregare, a preservare antichi manoscritti, hanno saputo dare un senso alla loro vita e tramandarci, attraverso i secoli, una possibilità di vita degna di essere vissuta.
Quello che occorre cambiare non sono le circostanze (impresa impossibile), ma il modo in cui io vivo le circostanze.
Questo cambiamento per poter avvenire deve avere dei luoghi di vita e di confronto. Costruire questi rapporti è fondamentale e rappresenta una possibile risposta alle esigenze mie e dell’intera società.

Rendere esplicite e note a tutti le esigenze di cui siamo portatori

I tre punti precedenti rappresentano la base per costruire una richiesta di rispetto non effimera. Ora si tratta di esporre questa domanda, di non nascondere il desiderio che ci anima.
In una società complessa e articolata come quella in cui viviamo vi sono molti modi per esprimersi. L’importante è avere una chiarezza di giudizio, la consapevolezza dei proprivalori e il rispetto per tutte le identità presenti. Questo rispetto va chiesto non solo alle Istituzioni nelle loro varie articolazioni, ma a quanti incontriamo sul nostro cammino.

Se un cambiamento non nasce dal basso, se non siamo noi i primi a rispettare le regole, anche semplici come non gettare le carte per terra o non scavalcare la fila allo sportello, non ci sarà alcuna possibilità di ripristinare il rispetto delle regole. Un mio amico mi raccontava che una delle punizioni più efficaci che abbia subito in tutta la sua vita sia stato lo sguardo con cui un’anziana signora inglese lo ha trafitto mentre stava pensando in quale fila inserirsi. Solo un controllo sociale vasto e condiviso può incanalare i comportamenti e questo è un compito che riguarda tutti.


COMMENTI
26/06/2012 - Ritorno dell'uomo forte (franco colacchi)

Il rischio è che dietro tale indignazione e i sempre più conati di antipolitica, da parte del cittadino, il desiderio sia quello di mandare in Parlamento l'Uomo forte. L'Italia ha già sperimentato gli esiti disastrosi di questa "scelta" (ventennio docet). Il movimento di Beppe Grillo accresce mese dopo mese di percentuale, e nel pdl ancora si è fermi su chi sarà il nuovo leader... sembra proprio che il centrodestra vada a cercarsela la sconfitta. Speriamo di no.

 
29/04/2012 - Luoghi di vita, ma dove? (Giuseppe Crippa)

Ringrazio Pietro Davoli per il suo contributo molto articolato al dibattito sull’ “antipolitica” ma non condivido alcune delle sue argomentazioni. L’obbligatorietà dell’azione penale, per esempio, è un valore che discende dal principio costituzionale che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, e tale resta nonostante i comportamenti di certa magistratura e, più ancora, di certa stampa. Ma è la sua proposta - creare o partecipare a luoghi di vita che possano poi contribuire a riformare le leggi - che mi interessa: peccato che se è difficilissimo farlo dentro istituzioni come i partiti è del tutto impossibile dentro certi movimenti che al loro interno democratici non sono.