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CASO BELSITO/ Maroni: Si faccia pulizia nella Lega, ora le dimissioni

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Francesco Belsito, tesoriere della Lega Nord, indagato con diversi capi di accusa dalle procure congiunte di Napoli, Reggio Calabria e Milano. L'indagine ha portato stamane a un clamoroso blitz della Guardia di finanza e dei nuclei speciali dei carabinieri nella sede nazionale della Lega in via Belserio a Milano. Tra le accuse che lo vedono coinvolto quella di appropriazione indebita aggravata e uso di fondi elettorali di Stato. Ma anche quella di riciclaggio di denaro. Accuse pesanti. L'indagine che ha portato alla svolta di oggi era partita da una precedente indagine che vedeva la Lega coinvolta per una cifra di 38 milioni di euro impiegata per operazioni finanziarie in Paesi come Tanzania e Cipro. Sul caso è intervenuto stamane Roberto Maroni. L'ex ministro degli interni, che secondo molti sta cercando di prendere il posto di Umberto Bossi alla guida della Lega, è andato giù abbastanza pesante nei suoi commenti. A proposito del tesoriere della Lega ha infatti detto che le sue dimissioni erano già state chieste in passato, ma chi doveva metterle in pratica non lo ha fatto. A chi si rivolge Maroni? A Umberto Bossi? Maroni è intervenuto nel corso di un incontro con gli studenti dell'università Cattolica di Milano, aggiungendo che adesso bisogna cogliere questo momento per fare pulizia. Un linguaggio chiaro che lascia intendere come all'interno della Lega ci sia qualcosa che non va. Maroni ha anche aggiunto che era stato chiesto a Belsito di portare i conti del partito al consiglio federale ma la richiesta non è stata accettata ed ecco la situazione che è accaduta oggi. Quanto accaduto, ha spiegato, deve indurre l'amministratore tesoriere a dimettersi, non può più restare al suo posto. Il consiglio federale poi deve prendere la decisione di cacciarlo dalla Lega. Era una decisione, ha aggiunto ancora, che chi doveva decidere doveva già prenderla prima. Ha invece incontrato la stampa dopo il blitz delle forze dell'ordine in via Bellerio Matteo Salvini, europarlamentare della Lega. Anche lui è stato molto diretto: «Chi sbaglia paga non abbiamo nulla da nascondere e siamo parte lesa. Detto questo, la Lega è un bersaglio, che ci sia un accanimento è fuori discussione, siamo l'unico partito d'opposizione».


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