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SCENARIO/ Letta (Pd): Monti, cambiamo passo su lavoro e crescita

Pubblicazione:lunedì 30 aprile 2012

Enrico Letta (Infophoto) Enrico Letta (Infophoto)

Sono novità importanti che spero possano archiviare una stagione negativa per l’Europa. Sarkozy, dopo un inizio promettente, purtroppo ha finito per non dare quel contributo che invece la Francia si aspettava. I risultati che indicano i sondaggi ci parlano di una possibile svolta positiva: una Francia più europeista è un bene per tutti.

E il Pd come si sta attrezzando al voto del 2013? Verso quale direzione deve guardare: verso il centro o verso sinistra?

La questione chiave è che il Pd, in questi sei mesi, è cresciuto molto nella sua capacità di attrazione. Non è più quell’asino di Buridano, tra le due sirene, Casini e Vendola, di cui si parlava un anno fa.
Oggi è l’unico soggetto, come dimostrano le amministrative, attorno al quale si possono costruire coalizioni. Per le politiche dovremo soltanto consolidare questo modello: in questa costellazione politica gli altri pianeti ruotano, ma il sole è il Partito Democratico.

Siete pronti anche a mettervi al servizio di una Grande Coalizione?

Solo in caso di emergenza. Oggi stiamo lavorando per essere pronti a governare il Paese, attorno a un buon programma e a una coalizione coesa, guidata dal nostro segretario, Pier Luigi Bersani.

(Carlo Melato) 



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COMMENTI
30/04/2012 - il vero problema (Fabrizio Terruzzi)

Caro Letta, a mio giudizio non è la modalità di scelta dei candidati il vero problema, scelta che comunque sarà pesantemente condizionata dalle segreterie, quanto il fatto che il parlamento non funziona e, così com'è, continuerà a non funzionare, chiunque ci vada. Il primo obiettivo dovrebbe invece essere: rendere governabile il paese. Il secondo obiettivo: impedire che i governanti usino il potere malamente o in modo irresponsabile. Per il resto creiamo pure il polo delle reti ma per rilanciare l'economia di vuole ben altro. E tenga presente che bisogna rilanciarla soprattutto sui mercati internazionali per renderla più competitiva e per diminuire lo squilibrio già pesante dei conti con l'estero. Altrimenti prima o dopo si aggiungerà una nuova crisi. Si chieda perchè tante aziende si stanno trasferendo non solo in Serbia ma addirittura in Svizzera: vds il caso Stabio qui sul Sussidiario.