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Politica

CAOS LEGA/ 1. Bossi e la legge del contrappasso (20 anni dopo...)

Carabinieri nella sede della Lega Nord di via Bellerio (Infophoto)Carabinieri nella sede della Lega Nord di via Bellerio (Infophoto)

Direi proprio di sì. L’impostazione leaderistica, mai messa in discussione, ha poi pesato. Devo dire che la resistenza fisica di Umberto Bossi in questi anni, dopo tutto quello che ha passato, mi ha stupito. Ma il suo stato si salute ha finito per essere una metafora della vitalità della sua stessa creatura. 

Il declino di cui parla secondo lei quando è iniziato?

A mio avviso sei anni fa, il referendum sulla devolution fu la dimostrazione popolare che la Lega Nord non aveva più presa nel Paese e nemmeno nel Nord. 
Non credo ad esempio, come sostiene qualcuno, che il peccato originale di Bossi siano state le alleanze sbagliate, perché stare al governo è un’opportunità. Il riformismo si esprime governando. 

E oggi da dove può ripartire?

A mio avviso una ripresa è possibile e lo auguro a Bossi e a tutti i leghisti. Per prima cosa servirà un bagno d’umiltà e una pausa di riflessione. Dopodiché deve maturare una consapevolezza: sventolare bandiere come la Padania e la secessione è inutile. Sono fiabe da lasciare a qualcun altro, perché di favole si muore. A quel punto poi si può riprendere a fare politica. 

Cioè?

Il Carroccio deve capire che non può più nascondersi dietro lo slogan “la Lega è il Nord”, anche perché non è vero, soprattutto adesso. La Lega è una parte del Nord, deve tornare a fare i conti con la realtà e con un Nord che non conosce più. 
E deve farlo sapendo di essere come tutti gli altri. La smettano di credersi il “sale della terra”. Nessuno lo è, figurarsi se lo sono loro. Tornino a tessere il filo, a lanciare progetti, senza concedersi più nessun lusso. Il mondo è cambiato, è finita l’epoca in cui si poteva giocare. Anche i “barbari sognanti” e il “cerchio magico” sono solo paccottiglia. Oggi servono solo approcci concreti, seri, profondi, certo, anche slanci audaci, ma che facciano i conti con la realtà. 

A proposito di “barbari sognanti”, può essere Maroni l’uomo del rinnovamento leghista?