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Politica

DI PIETRO/ I suicidi per la crisi? Sono sulla coscienza di Monti

Il leader dell'Italia dei valori si scaglia con parole durissime contro il capo del governo, colpevole secondo Di Pietro dei suicidi per la crisi economica. Definisce il governo ladro 

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Antonio Di Pietro accusa il capo del governo Mario Monti per i molti suicidi di persone colpite dalla crisi economica. Parole durissime ovviamente, che stanno facendo scalpore. I morti per colpa della crisi, dice, sono sulla coscienza di Monti. Lo ha detto, il leader dell'Italia dei valori, parlando stamane alla Camera dei deputati. Questo è un esecutivo ladro e latitante, ha anche detto: "Siete arrivati per risolvere i problemi e fate pagare l'Imu agli ospizi esentandone le fondazioni bancarie". Nello specifico le parole dell'onorevole Di Pietro si riferiscono al fatto che ci sono persone che si suicidano: quelle persone, ha spiegato, il presidente Monti le ha sulla coscienza. E ha continuato con le accuse pesantissime, dicendo che i problemi dell'Italia non si risolvono con l'articolo 18 ma con una nuova legge elettorale "che cambi questa platea che indegnamente compone il nostro Parlamento". Questo è un governo, ha detto ancora, che è al servizio delle lobby, che fa pagare l'Imu agli ospizi ma ne esenta le fondazioni bancarie. Di Pietro è intervenuto nel corso del dibattito sul dl semplificazioni. Fr alle altre cose ha accusato il governo di scelte drammatiche solo per far vedere che sta facendo qualcosa. Ma in realtà il governo userebbe due pesi e due misure: sono stati stabilizzati 767 dirigenti senza averne i titoli questa è complicità nel reato ha detto. Non ci sono al momento reazioni ufficiali da parte della presidenza del consiglio alle parole di Antonio Di Pietro. Da parte sua Mario Monti celebra quello che sarebbe l'accordo tanto atteso sull'articolo 18 chiamato in causa dal leader dell'Idv. Secondo il premier infatti è stata raggiunta una mediazione con il segretario del Pd che trova favorevole anche quello del Pdl, Alfano. Ecco il punto di accordo: se da un punto di vista formale rimane il licenziamento economico senza possibilità di reintegro ma con una indennità che può andare da 15 a 27 mensilità, il giudice avrà facoltà di vagliare se la motivazione del licenziamento stesso esiste davvero. Se non ci fosse una reale e valida motivazione economica al licenziamento, scatterà il reintegro. L'accordo è scattato dopo un vertice durato alcune ore tra Alfano, Bersani e Casini, i leader della maggioranza di governo.