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DIMISSIONI BOSSI/ Il Senatùr nominato presidente. Maroni: se si ricandida lo voto

Neanche il tempo che la notizia sortisse un qualche effetto, che la decisione irrevocabile si è annacquata negli artifizi della tradizionale politica militante.

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Neanche il tempo che la notizia sortisse un qualche effetto, che la decisione irrevocabile si è annacquata negli artifizi della tradizionale politica militante; quella tanto invisa alla Lega a parole ma di cui, in questi anni,  ha fatto abbondante uso e consumo. E così, poche ore fa, Umberto Bossi, leader storico del Carroccio, annunciava le sue irrevocabili dimissioni da segretario federale del partito, in seguito agli scandali legati all’ex tesoriere, Belsito, indagato per truffa e riciclaggio. E che, secondo gli inquirenti, avrebbe distratto buona parte dei finanziamenti pubblici destinati al partito per finanziare le spese della famigliari Bossi. Ebbene, a poche ore dall’annuncio, un comunicato che sembra smentire il precedente con un espediente volto unicamente non perdere del tutto la faccia. Bossi, infatti, è stato nominato presidente della Lea. Matteo Salvini, consigliere del Carroccio a Palazzo Marino, lo ha fatto sapere a Radio Padania. Poi, ha aggiunto: «da un consiglio federale commosso. Nessuno ha chiesto le dimissioni di Bossi, lui è arrivato già convinto, con una scelta decisa e sofferta». Frattanto, si è deciso che Roberto Calderoli, Roberto Maroni e Manuela Dal Lago comporranno il triumvirato che guiderà la Lega Nord fino al congresso federale. Il nuovo incarico di tesoriere, invece, spetterà a Stefano Stefani. Da parte del maggiore rivale interno, nonché candidato naturale alla successione, giungono parole inaspettate, quanto di difficile interpretazione. Roberto Maroni, infatti, avrebbe detto a Bossi: «Umberto se deciderai di ricandidarti al congresso federale questo autunno io ti sosterrò». Poi, ha aggiunto: «Alla fine del Consiglio federale io e Umberto ci siamo lungamente abbracciati. C'è stata grande commozione quando Bossi, durante il federale, ha detto che voleva dare le dimissioni. Gli abbiamo chiesto di rinunciare ma è stato irremovibile». Maroni ha raccontato che negli istanti concitati del consiglio federale, si è convenuto sulla necessità di mettersi al lavoro «per fare pulizia, andando a guardare i conti e aprendo tutti i cassetti».