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DIMISSIONI BOSSI/ 2. Tra familismo e successione, i nodi irrisolti di una crisi profonda

Umberto Bossi e il figlio Renzo (Infophoto) Umberto Bossi e il figlio Renzo (Infophoto)

Dopo l’affaire Belsito e le accuse pesanti che arrivano al cuore della famiglia Bossi arroccata nella tana di Gemonio, quell’immagine è finita nel cestino. Come nel più classico dei contrappassi, a 20 anni da Tangentopoli, via Bellerio è accusata di tutto ciò contro cui ha sempre lottato, strana nemesi: l’uso truffaldino dei soldi pubblici, addirittura la contiguità con la ‘ndrangheta, le ruberie e il familismo.

E qui esce un altro tratto tipico della provincia produttiva padana. Come nelle classiche imprese a controllo familiare, la distinzione tra la ricchezza della famiglia e il patrimonio nella disponibilità dell’azienda è sempre molto labile. Il fondatore immagina di poterne disporre a piacimento, la roba è sua, non un patrimonio cresciuto negli anni diventato via via bene pubblico di tutti i militanti, a cui persino i vertici sono chiamati a rispondere. 
Da anni la moglie del Capo instilla il dubbio all’orecchio del Senatur: "Umberto noi nella Lega ci abbiamo solo messo dei soldi, è la nostra vita, ora qualcuno te la vuole sfilare e ai nostri figli cosa rimane?" Su questo grande equivoco ha preso corpo e forza dopo la malattia dell’Umberto il cosiddetto "cerchio magico" che si è fatto scudo del corpo malato del Capo per farsi strada nel partito, la corte dei miracoli di Gemonio, le gesta del trota, le scorribande dei Belsito e delle Rosi Mauro, brodo di cultura per il malaffare che sta emergendo dalle intercettazioni. Il risultato è che quando si scatena la lotta di successione nella "ditta Lega", scoppia il putiferio. Tipico.

In attesa dei chiarimenti giudiziari, per la Lega è una botta durissima alla vigilia di un voto amministrativo in cui il Carroccio va a misurarsi in solitaria dopo il decennio forzaleghista finito in flop, senza riforme strutturali e senza federalismo realizzato, la specialità della casa. 
Il rinculo sarà fortissimo e non è nemmeno una questione di perdere qualche punto di consenso. La Lega è abituata ad avanzare a fisarmonica, alternando cicli espansivi come negli ultimi anni quando ha saputo fare cestino rubando quel voto moderato in uscita dal berlusconismo in crisi, a cadute improvvise. Il nodo è più profondo e investe l’essenza stessa del leghismo, un movimento tribale, leaderista, incarnato da un capo ex legibus solutus. 

Maroni tenterà di ripartire dalla nuova leva degli amministratori locali. Ma anche lui è un leader stagionato, avendo attraversato tutta la stagione leghista a fianco di Bossi. 


COMMENTI
06/04/2012 - Cicli e ricicli storici (Vulzio Abramo Prati)

Il fatto che far entrare i figli in politica fosse un errore era chiaro a tutti vent'anni fa, quando il figlio del politico si chiamava Bobo e certi striscioni leghisti in piazza della Scala lo ricordavano ironicamente. Peccato aver pensato che fosse diverso per i figli propri che, in certi casi, non brillano certo per competenza!