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DIMISSIONI BOSSI/ Morcellini (Sapienza): ecco i due autogol di comunicazione della Lega

Travolto dallo scandalo che lo ha spinto alle dimissioni, in questi giorni Umberto Bossi ha mostrato ai media diverse reazioni contrastanti. Ne parliamo con MARIO MORCELLINI

Umberto Bossi e il figlio Renzo (Infophoto) Umberto Bossi e il figlio Renzo (Infophoto)

Travolto dalla bufera dell’inchiesta riguardo i soldi del partito destinati alla sua famiglia, in questi giorni Umberto Bossi ha mostrato ai media diverse reazioni contrastanti. Prima le dimissioni, coraggioso passo indietro per mostrare al Paese che la Lega è pronta a cambiare, a voltare pagina una volta per tutte dopo lo scandalo. Poi, poche ore dopo, la rabbia nei confronti di Roma e dei suoi magistrati: «La Lega è pericolosa, perché è sotto l'occhio non solo di Roma farabutta che ci ha dato questo tipo di magistrati ma anche della militanza, quindi bisogna fare le cose giuste che interessano la gente», ha detto Bossi uscendo dalla casa di Gemonio, in provincia di Varese. Nello stesso tempo però, il Senatùr si lascia scappare una sorta di confessione straziante, un commovente rimpianto che vede coinvolti i suoi stessi figli: «Non avrei dovuto far entrare i ragazzi in politica», ha confidato Bossi, «Qualcuno me lo aveva anche detto: "Umberto, devi scegliere tra la Lega e i figli". Lo sapevo anch'io, avrei dovuto scegliere la Lega. I figli potevano fare qualcosa d'altro».  Analizziamo ora tutte le reazioni dell’ormai ex segretario della Lega con Mario Morcellini, preside della Facoltà di Scienze delle Comunicazione alla Sapienza di Roma, per capire il modo in cui la Lega sta gestendo il momento di profonda crisi.

Professore, cosa pensa del comportamento di Bossi?

Gli ultimi due giorni sono stati tragici per la Lega dal punto di vista comunicazionale, perché il paradosso di un partito che ha fatto del moralismo e dell’antipolitica la sua bandiera è stato brutalmente sfarinato dalle diverse indagini giudiziarie. La situazione è cambiata ieri, chiaramente in modo pianificato, con un classico esempio di “crisis management”: la decisione di Bossi di fare un passo indietro, certamente coraggiosa sul piano politico e non consueta in questo Paese, è stata concepita unicamente per rimontare sull’opinione pubblica.

Una mossa vincente quindi?

Non del tutto, perché nella stessa giornata in cui è stata presa questa decisione audace e acuta sono emerse altre piccole costellazioni di verità giudiziaria che hanno in qualche modo ridimensionato l’abilità della mossa. I giornali di oggi non parlano infatti solo delle dimissioni di Bossi, ma anche dell’evoluzione delle indagini, quindi in qualche misura la scelta pur intelligente è stata oscurata da ulteriori scandali giudiziari. Quella della Lega fino ad ora è stata quindi una gestione della crisi certamente accorta, ma evidentemente inadeguata rispetto alla complessità del caso giudiziario.

Cosa pensa invece dell’attacco nei confronti di «Roma farabutta»?

L’attacco nei confronti dei magistrati romani rappresenta certamente un ulteriore autogol per la Lega. Non è credibile che un giorno Bossi compia un gesto coraggioso e realistico come presentare le proprie dimissioni e che poi, dopo appena 24 ore, parli di una congiura romano-centrica. E’ evidente che questa è la prova di una debolezza estrema, perché mostra chiaramente che la Lega in questo momento non ha altre carte da giocare.

Cosa l’ha colpita particolarmente di questa vicenda?