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Politica

IL CASO/ I suicidi e la memoria "strabica" di Di Pietro

Antonio Di Pietro (Foto: Infophoto)Antonio Di Pietro (Foto: Infophoto)

Il 23 luglio del 1993, nel suo appartamento di piazzetta Belgioioso, accanto alla storica casa del Manzoni, Raul Gardini, ritenendo che fosse imminente un suo arresto (secondo alcune versioni, non corrispondenti ad altre versioni), si sparò verso le 10 di mattina. Pensava di essere coinvolto e braccato dall'inchiesta, di cui l'attuale leader dell'Idv era un protagonista indiscusso. Ma mentre arrivavano carabinieri, magistrati e altri nell'appartamento di piazzetta Belgioioso, a poco più di duecento metri, nella Basilica di San Babila, si stava celebrando la funzione funebre per l'ex presidente dell'Eni, Gabriele Cagliari, che si era ucciso in una cella di San Vittore soffocandosi con un sacchetto di plastica. Non si è mai chiarito fino in fondo perchè Cagliari fosse restato tanto tempo a San Vittore, in custodia preventiva come si dice in burocratese, e perché un magistrato scegliesse di interrogarlo di nuovo dopo il programmato periodo di ferie. E' probabile che un giorno si farà l'elenco dei suicidi, delle sofferenze, degli stadi di solitudine e di disperazione in cui si trovarono molte persone in quel periodo, quando l'inchiesta di “Mani pulite” era ancora all'inizio e alcuni commentatori stranieri parlavano di “Ghigliottina italiana”.
Molti di quei disperati, che nessuno se non pochi confortarono, erano degli indiziati, neppure condannati. Molti furono assolti in seguito, dopo alcuni mesi di pernottamento in carcere. Chissà se Antonio Di Pietro si ricordava di quel periodo mentre accusava Mario Monti di corresponsabilità nei suicidi di questi mesi?

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COMMENTI
06/04/2012 - Credo che sia Di Pietro che Da Rold siano strabici (Giuseppe Crippa)

E’ ovvio che tutti i suicidi vadano accumunati nella stessa pietà per il tragico passo che commettono, ma non si può dimenticare che le ragioni per le quali sia siano sentiti “vittime” di una situazione insostenibile possono essere diversissime. E le ragioni per le quali si sono sentiti vittime Gardini, Cagliari e Moroni sono a mio avviso molto meno condivisibili di quelle che hanno spinto questi piccoli imprenditori a suicidarsi. Quanto a Di Pietro, se si fosse attenuto alla raccomandazione evangelica “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” sarebbe stato ovviamente meglio…