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IL CASO/ I suicidi e la memoria "strabica" di Di Pietro

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Antonio Di Pietro (Foto: Infophoto)  Antonio Di Pietro (Foto: Infophoto)

“Di Pietro choc” titola il Corriere della Sera, a pagina 25 (meglio nasconderle alcune cose) e “La Repubblica” riserva un timido carattere di taglio basso a pagina quattro “Di Pietro: Monti sulla crisi mente ha sulla coscienza suicidi”. L'ex “Nembo Kid” dei sostituti procuratori della Repubblica, il grande “esecutore” dell'inchiesta di “Mani pulite” e di Tangentopoli ha scoperto dopo venti anni la tragedia dei suicidi. Si potrebbe commentare, meglio tardi che mai!
Il presidente del Consiglio Mario Monti, scambiando Di Pietro per un gentleman del “Reform Club”, ha preferito non rispondere. Forse ci sarà qualcun altro a farlo. E' tuttavia singolare che proprio il leader dell'Italia dei Valori faccia una simile “sparata” in Parlamento.
La sequenza dei sucidi per motivi di carattere economico è angosciosa e crea sgomento. Chi lo fa, è preso da disperazione, da vuoto e da solitudine. E' effettivamente stupefacente che di fronte a questa catena infernale, che dura da mesi, non ci sia un’attenzione maggiore da parte politica e anche da parte mediatica. Non c’è che una lontana comprensione. Ma non esistono suicidi di “serie A” e di “serie B”. Nessuno con un atto simile riscatta un fallimento o un errore. Semplicemente rinuncia all'unica cosa che conta, che è quella innanzitutto di vivere.
Eppure circa venti anni fa, qualche suicidio nell'epoca di Tangentopoli portò un alto magistrato a dire che un suicidio significava quasi una specie di riscatto morale. Ma allora erano altri tempi e i suicidi potevano essere considerati di “serie B”.
Sergio Moroni, ad esempio, deputato, esponente del Psi di primo piano, incappato nell'inchiesta di “Mani pulite”, dopo aver visto come venivano trattati a scuola i suoi figli, si mise a scrivere una lunga lettera all'allora presidente della Camera, Giorgio Napolitano. Poi prese il suo fucile da caccia e si sparò in gola, per la disperazione, di fronte a quelli che erano ancora avvisi di garanzia. In uno stesso giorno a Milano, ci fu una sequenza tragica.


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COMMENTI
06/04/2012 - Credo che sia Di Pietro che Da Rold siano strabici (Giuseppe Crippa)

E’ ovvio che tutti i suicidi vadano accumunati nella stessa pietà per il tragico passo che commettono, ma non si può dimenticare che le ragioni per le quali sia siano sentiti “vittime” di una situazione insostenibile possono essere diversissime. E le ragioni per le quali si sono sentiti vittime Gardini, Cagliari e Moroni sono a mio avviso molto meno condivisibili di quelle che hanno spinto questi piccoli imprenditori a suicidarsi. Quanto a Di Pietro, se si fosse attenuto alla raccomandazione evangelica “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” sarebbe stato ovviamente meglio…