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IL DOPO BOSSI/ Del Debbio: la crisi della Lega? Non è morale ma politica

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Bossi e Berlusconi (Infophoto)  Bossi e Berlusconi (Infophoto)

Guardi, lo shock non è ancora stato assorbito, anche perché i politici solitamente lo avvertono nella parte bassa del corpo, quando cioè viene a mancare la sedia. Per ora le sedie ci sono ancora tutte, anche se i più intelligenti hanno già iniziato a contare i giorni, come si fa al militare…

Ma quali prospettive ha secondo lei il Popolo della Libertà.

Dipende tutto da chi lo guiderà.

Vuol dire che su Alfano ci sono stati dei ripensamenti?

No, direi che dopo aver fatto la famosa battuta sul quid, Berlusconi ha rilegittimato il suo delfino. Ciò che andrebbe cambiato è il gruppo dirigente.

E come? Con le primarie?

O c’è il carisma o ci sono le primarie, tertium non datur. E di novelli Berlusconi all’orizzonte non se ne vedono… 

Tra Berlusconi e Alfano è evidente però una diversa sensibilità quando si parla di Popolo della Libertà.

Diciamoci la verità, a Berlusconi questo partito non piace. Non gli piacciono in generale, figuriamoci se si entusiasma per il Pdl. L’ha creato per motivi politici, ricordandosi di una legge fisica, cioè che l’energia si fa anche con la massa.
Ad oggi però il suo indice di gradimento è quello che è e, a mio avviso, l’analisi di Galan è difficilmente contestabile  la fusione politica tra Forza Italia e Alleanza Nazionale non è riuscita. Se poi si parla di una fusione di potere è tutto un altro discorso. 

E come bisogna leggere la proliferazione di liste forziste in vista delle amministrative?


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