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SCENARIO/ L’ultima sfida di Monti al Pdl (e a Berlusconi)

Pubblicazione:martedì 1 maggio 2012

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Il colloquio sul Colle si era chiuso così così, in tono con il clima incerto di quest’ultimo mese, in cui nessuno dei contraenti dell’anomala maggioranza arriva a minacciare la rottura, ma nessuno assicura nemmeno navigazione tranquilla, con l’eccezione del solo Casini.

E a proposito di quest’ultimo, è curioso notare un fenomeno similare a quello del Pdl: tutte le cariche dell’Udc sono state infatti azzerate, ma resta più che mai in sella l’unica statutariamente evanescente e che dunque non può essere azzerata, quella del leader: Casini, appunto. Anche nell'Udc, insomma, il leader che muove i fili resta lo stesso anche se lascia.

Ed ecco la Lega e le dimissioni-non-dimissioni di Umberto Bossi a completare il quadro di una politica che fatica a rinnovare sé stessa anche quando i capi lasciano, affogata com’è nella crisi di partiti che di democratico hanno poco e dunque, pure a voler cambiare facce, non sanno neanche più qual è il percorso per arrivarci.

Si è arrivati dunque nel peggiore dei modi, in un clima largamente confuso e sfilacciato, alla madre di tutte le riforme, quella revisione della spesa (“spending review”) che richiederebbe invece il massimo di consapevolezza condivisa. Chissà, forse si tratta solo di far passare questa settimana di campagna elettorale in cui ognuno ha bisogno di marcare il territorio per caricare le rispettive tifoserie, ma l’impressione ormai netta è che si sia chiusa una fase del governo Monti, e se ne apra un’altra dall’esito ancora incerto. Ieri, però, abbiamo capito che il premier, piaccia o non piaccia, è intenzionato a giocarsela per intero e chi punta a logorarlo non avrà vita facile.

Intanto, però, la gente è allo stremo, le famiglie sono in ginocchio subissate dai rincari, primo fra tutti quello della benzina, che è alle stelle e per di più – mi limito a Roma – non c’è neppure la parvenza di un investimento sul trasporto pubblico, che invece va sempre peggio mentre il biglietto che sta per aumentare del 50 per cento (da un euro a un euro e mezzo). Ma il segnale più inquietante, nel giorno della festa del lavoro è la spirale dei suicidi di imprenditori e lavoratori, una questione che toglie il sonno a ciascuno di noi e soprattutto dovrebbe toglierlo ai responsabili del governo.

I quali, sono certo, vivono con grande angoscia questa situazione ma non appaiono ancora in grado di assumere un’iniziativa credibile per farvi fronte, tanto che l’omissione da parte di Monti di ogni riferimento a questo spaventoso fenomeno è risultato senza dubbio il neo più grave di una conferenza stampa che per il resto, ieri, non ha certo difettato per coraggio e chiarezza sul come uscire da una fase, lo diciamo per gli amanti del genere, che iniziava a ricordare Antonio Maspes, il re del surplace. Solo che non siamo al velodromo Vigorelli, ma sul ciglio di un burrone dove il surplace è un esercizio ad altissimo rischio.


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COMMENTI
01/05/2012 - D'accordo (Luca Rossini)

Sono d'accordo: quelli che oggi criticano Monti sono gli stessi che hanno portato il paese sul baratro. Non c'è più dignità nelle persone, le facce toste si moltiplicano a dismisura e ritengono gli italiani degli emeriti imbecilli incapaci di valutare lo sconcertante operato di chi li ha governati finora. Eppure i sondaggi li fanno e li leggono. E naturalmente anche gli italiani hanno le loro colpe e la loro corruzione, perché i politici non sono dei marziani. Per questo ben vengano i "tecnici", anche con i loro errori (anche perché in realtà i limiti che hanno sono spesso imposti dai partiti). Mi auguro che Monti sappia mandare a quel paese sia Alfano che la Camusso, per ridare dignità a questo paese con le riforme necessarie di cui si parla da quarant'anni.