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CORRADO PASSERA/ E' a rischio la tenuta sociale del Paese

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Meglio tardi che mai. Anche nel governo qualcuno inizia a sostenere che la situazione potrebbe deflagrare e capisce che la gambizzazione del dirigente di Ansaldo Nucleare, con ogni probabilità effettuata a finalità terroristiche, da nuovi terroristi, potrebbe non rappresentare un caso isolato. Oggi il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, intervenendo all’assemblea di Rete imprese Italia, ha messo in guardia dai rischi che stiamo correndo. Rendendosi conto i cittadini che a stendo arrivano a fine mese e per i quali le difficoltà non sono più sostenibili, sono molto più di quelli che si vuol far credere. Secondo l’ex Ad di Intesa Sanpaolo, tanto per cominciare, occorre riconoscere che l’Unione europea, in questi mesi, non è stata in grado di fare la sua parte, non essendo riuscita a garantire né se stessa né i più deboli e i più piccoli. Adesso è giunto, quindi, il momento di distinguere tra quella parte della spesa destinata agli investimenti e quella che non lo è per rilanciare effettivamente la crescita. Detto ciò, secondo Passera, «il disagio sociale diffuso è legato alla mancanza di lavoro in Europa in generale, ma nel nostro Paese è più ampia di quello che le statistiche dicono». Il che potrebbe preludere a scenari decisamente drammatici. Come in molti, anche su queste pagine, vanno sostenendo da tempo, è a rischio – ha ammesso Passera – la tenuta sociale del paese perché il disagio è arrivato a riguardare addirittura metà degli italiani. Il problema fondamentale è quello della mancanza di lavoro. Disoccupati, inoccupati, sottoccupati e sospesi, messi insieme, secondo il ministro potrebbero essere addirittura attorno ai 7 milioni di persone. A queste persone, laddove in particolare si tratti di capifamiglia, vanno sommate le rispettive famiglie. E’ facile, a questo punto,arrivare a metà della società. Una volta descritta la situazione reale, Passera ha invitato a non lasciarsi sopraffare dal pessimismo. Spiegando che l’Italia è in grado di uscire dalla crisi e, probabilmente, di uscirne in maniera più forte degli altri Paesi. Il nostro Paese – ha continuato il ministro – dovrebbe fare leva per trascinarsi fuori dalle sacche della scoraggiante congiuntura economica, sui suoi punti di forza.



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